venerdì 20 dicembre 2013

Un testo sul gruppo

Quest’anno vorrei consigliarvi un libro un po’ particolare. Nella casa editrice La scuola ho ritrovato un testo molto interessante che tratta l’argomento delle dinamiche di gruppo. Il titolo completo è “Psicologia di gruppo, modelli e itinerari per la formazione” Editrice La scuola.



L’autore è Guido Contessa, psicologo e formatore, noto per i numerosi saggi scritti soprattutto circa l'argomento gruppo. Questo testo del 1999 contiene tutti i risultati delle sue ricerche e trovo che sia un  testo completo e ottimo per i formatori.
Vi auguro delle vacanze serene e un magnifico 2014!

venerdì 13 dicembre 2013

venerdì 6 dicembre 2013

Alcune riflessioni sul ruolo di manager

Nel mio lavoro di coaching, mi trovo spesso ad affrontare problemi manageriali. Dopo aver approfondito spesso scopro che il problema risiede nella scarsa attenzione verso le persone. Spesso il manager non conosce le motivazioni dei propri collaboratori, non si fida di loro e dunque tende a non delegare, oppure, se delega, sceglie le persone meno adatte a quel compito.

 
Allora cerco di lavorare sul prendere consapevolezza del lato umano dei collaboratori, ovvero il manager dovrebbe iniziare a porre attenzione e cura verso le singole individualità.
Questo è secondo me uno dei compiti che deve svolgere un buon formatore, soprattutto in questo momento in cui, a causa della profonda crisi, le persone si sentono perse ed insicure.

venerdì 29 novembre 2013

venerdì 22 novembre 2013

Una ricerca: il nuovo manager in tempo di crisi

Molto interessante è la ricerca “The new european executive” condotta da Korn/Ferry international, con circa 100 interviste a manager europei.

Secondo lo studio il nuovo manager europeo in tempo di crisi dovrebbe essere in grado di riavviare e sostenere la crescita, possedere una visione chiara, essere guidato da competenze ed esperienza,  essere flessibile di fronte ai rapidi cambiamenti ed essere più coraggioso e strategico rispetto al periodo pre-crisi. Inoltre dovrebbe essere in grado di lavorare gestendo l’ambiguità e l’incognito. La gestione della visione e dell’obiettivo lo devono portare verso la definizione dell’elemento di successo che deve anche saper comunicare in modo chiaro e preciso. Inoltre la capacità decisionale deve essere rapida anche se supportata da poche informazioni.


Ho trovato questo studio interessante e ricco di informazioni essenziali per affrontare in modo consapevole e preparato i cambiamenti che stanno già avvenendo nel mondo del lavoro.

venerdì 8 novembre 2013

Piccola riflessione circa la crisi

Quelli che stiamo attraversando sono, per molti, momenti terribili. La pressione della crisi, parola che purtroppo è ormai quotidiana, sta lentamente distruggendo la nostra serenità. Le aziende tagliano sulla formazione, le persone si sentono smarrite, fragili e sotto uno stress continuo. Cosa possiamo fare noi nel nostro fare formazione?

 
Innanzitutto credo che il primo passo sia prestare sempre più attenzione alle persone. Quindi non occuparsi esclusivamente dei contenuti del corso, ma anche lavorare con lo stato interno degli individui, accogliere le loro ansie e offrire un clima non competitivo, ma solidale. Non temere la vicinanza con l’altro e neppure proporsi con consigli e soluzioni pronte. L’ascolto vero, fatto di comprensione e silenzio empatico, può essere più accogliente di tante parole.

martedì 29 ottobre 2013

International Association for Neuro-Linguistic Programming


Sono iscritta all’associazione internazionale di Programmazione Neuro-Linguistica, dove compaio nell’elenco tra i coach italiani.


IANLP International Association for Neuro-Linguistic Programming
Neubruchstrasse 98, CH-8406 Winterthur, Switzerland.

martedì 22 ottobre 2013

Seminario Creatività e Problem solving a Milano

A Milano il 22-23-24 novembre 2013 presso la sede dell'istituto Pnl meta terrò il seminario Creativitàe Problem solving.

Se volete leggere qualcosa circa la creatività come possibilità di apertura mentale e capacità per risolvere i problemi seguite questo link che raccoglie alcuni post già pubblicati sull'argomento.

Per informazioni ed iscrizioni telefono: 02/89403337 – 02/89400581 oppure e-mail a info@pnlmeta.it
 

venerdì 18 ottobre 2013

Problem solving

Risolvere problemi è un’attività che gli esseri umani sono abituati a svolgere in tante occasioni e momenti diversi della propria vita. Ma ogni individuo utilizza uno stile diverso e personale. Spesso le persone cercano le possibili soluzioni con molta velocità lasciandosi distrarre da ansia ed emotività. Invece ponendo alla base del problem solving un ragionamento logico, appare evidente come le soluzioni più adatte derivino da come è affrontato il problema stesso. Così il primo passo è l’analisi del problema e la capacità di osservarlo da più punti di vista.



Sarebbe meglio effettuare questa ridefinizione del problema per iscritto in modo da rendere chiaro e limpido il pensiero ed evitare il rischio di aumentare la confusione.
Per esempio un modo per cambiare punto di vista è quello di chiedersi come vedrebbe quel problema nostro nonno oppure un marziano, ovvero trasformarlo utilizzando una logica per assurdo.
Usare tutte le abilità a disposizione in modo equilibrato e coerente, sia la logica sia la creatività, può essere un ottimo metodo per affrontare al meglio i problemi e le loro possibili soluzioni.

venerdì 4 ottobre 2013

Capire l’ansia e i suoi rischi

Può capitare che, anche se siamo formatori esperti, ci chiedano particolari tipologie di corsi che ci possono mandare in uno stato di ansia. Nel mio caso, mi posso sentire particolarmente in ansia se, per esempio, mi chiedono un corso dove i presenti sono personaggi con ruoli molto importanti oppure un meeting in cui si ha a disposizione poco tempo, tante persone e alti obiettivi.


Allora potremmo "entrare in ansia" e questo può essere utile, ma potremmo anche sentire un’ansia più legata al nostro desiderio di avere successo, che non una sensazione collegata al compito specifico e alle persone che dovremo incontrare.
Se siamo “presi da noi” il rischio potrebbe essere una performance fantastica, ma di poca attenzione e basso coinvolgimento verso le persone. Dunque impariamo a porci domande sul tipo di ansia che ci avvolge per capire in che direzione si sviluppa e come utilizzarla. Coerenza è per me una parola chiave per il formatore.
Potrebbe anche capitare di non sentire ansia per nulla: anche questo potrebbe essere pericoloso, perché potrebbe riguardare una sopravvalutazione delle nostre capacità, così che, in questo caso, il rischio è procedere in direzioni di superficialità e dimenticare le persone.

venerdì 27 settembre 2013

Narcisismo: l’ironia di Woody Allen

Un estratto di dialogo dal film Scoop di Woody Allen.


Woody Allen: “Lei di quale confessione è?”
Paula Wilcox: “Confessione… Religione intende?”
Woody Allen: “Sì, sì, confessione è quello che ho detto”
Paula Wilcox: “Ah, io cristiana, e lei?” Woody Allen: “Come nascita sono di confessione ebraica, ma poi mi sono convertito al narcisismo.”

venerdì 20 settembre 2013

Rischi per il formatore nell’intraprendere un percorso di coaching

Può capitare che, come formatori,  incontriamo persone che, affascinate da ciò che hanno vissuto in aula, chiedano un percorso di coaching individuale. Occorre fare molta attenzione: questa può essere una trappola collegata al nostro narcisismo. Il cliente deve capire con chiarezza se il desiderio sia reale o solo un momentaneo entusiasmo legato all’esperienza di aula appena vissuta.


Il mio consiglio è quello di dedicare al cliente del tempo, per esempio attraverso un colloquio preliminare per scandagliare in profondità le ragioni della richiesta. Credo che occorra offrire la propria disponibilità, ma rinviare la decisione finale dopo una riflessione approfondita da parte del cliente. Se durante il primo incontro avete lavorato bene nell’indagine iniziale il cliente capirà da solo la giusta decisione da prendere. Questo lasso di tempo gli permetterà anche di valutare la decisione dopo che l’entusiasmo iniziale si è  naturalmente attenuato.

venerdì 13 settembre 2013

Rileggere


"Dimmi ciò che leggi e ti dirò chi sei" è vero; ma ti conoscerei meglio se mi dicessi quello che rileggi. François Mauriac

venerdì 6 settembre 2013

Festina lente

Ben ritrovati! Sebbene siamo già in pieno ritmo di lavoro e di sviluppo progetti, vorrei coccolarci con il ritmo ancora rilassato e caldo dell’autunno. Per questo motivo oggi vi consiglio una lettura leggera per rientrare nella quotidiana frenesia degli impegni con la maggior energia e calma possibile. Un motto latino che apprezzo molto recita Festina lente. Significa affrettarsi lentamente e proprio con questo spirito vorrei ricominciare il percorso di questo blog.


Suggerisco questo libro come metafora dell’insegnamento: Lo zen e il tiro con l’arco di Eugen Herrigel, Adelphi. L’ho letto la prima volta tanti anni fa, ma lo rileggo spesso anche alla fine di alcuni percorsi formativi, ed ogni volta vi trovo sempre idee profonde e pensieri suggestivi.

martedì 30 luglio 2013

Consigli di lettura

Quest’anno vi consiglierò un libro un po’ particolare. Un consiglio per non lavorare né pensare durante le ferie, quindi un suggerimento di puro divertimento, anche se apre nuove possibilità per la mente. Abbiamo visto delle illusioni ottiche qui, allora ecco un libro intitolato: L’occhio magico, illusioni a tre dimensioni, Editrice Armenia 2000.
E’ una raccolta di immagini che ad occhi normali appaiono come immagini colorate senza “senso” (stereogrammi), ma utilizzando delle tecniche di concentrazione e visualizzazioni descritte nel libro, si coprono figure nascoste tridimensionali.


Ecco l’esempio di una immagine chiamata stereogramma, in cui è possibile riuscire a scorgere un veliero.
Con questo vi auguro buona estate! Ci rivediamo qui a settembre!

mercoledì 24 luglio 2013

Punti di vista


"Tre persone erano al lavoro in un cantiere edile. Avevano il medesimo compito, ma quando fu loro chiesto quale fosse il loro lavoro, le risposte furono diverse. «Spacco pietre» disse il primo. «Mi guadagno da vivere» rispose il secondo. «Partecipo alla costruzione di una cattedrale» disse il terzo." Peter Schultz

giovedì 18 luglio 2013

La creatività nel quotidiano

Abbiamo già parlato di creatività legata al lavoro di formatori, ma la creatività potrebbe e dovrebbe essere il pane quotidiano di ogni individuo. Per esempio attraverso  la capacità di guardare le situazioni da molteplici punti di vista e l’allenamento a cercare nuove soluzioni.


Anche nelle relazioni con gli altri sarebbe importante usare la creatività come risorsa a nostra disposizione. Quando siamo in conflitto con qualcuno e, per esempio, siamo convinti di “essere dalla parte della ragione” può essere utile iniziare a porsi nuove domande per trovare le possibili ragioni dell’altro. Mettersi nei panni dell’altro non solo in termini razionali, ma come gioco della mente, come una nuova possibilità e arricchimento. Per usare la nostra mente in questa direzione occorre uscire dalle nostre rigidità. Non è facile, ma è sicuramente possibile e vi assicuro altamente liberatorio.

venerdì 12 luglio 2013

Uno strumento ciceroniano

Cicerone nel trattare dell’arte oratoria sottolinea l’importanza di usare varie figure retoriche. Il formatore in aula dovrebbe, a mio avviso, usare metafore, esperienze dirette ed analogie. È essenziale prepararsi attraverso un lavoro di ricerca che consiste nel conoscere, almeno a grandi linee, di che cosa si occupano i partecipanti, se di una stessa azienda, cercando anche informazioni sul loro sito internet. Questo è fondamentale per possedere un linguaggio adeguato e costruire delle analogie il più possibile vicine all'esperienza di lavoro dei partecipanti. “Parlare di loro con loro.” In questo modo si sentiranno accolti e capiti.


In contrapposizione quello che è definito il formatore “classico” è descritto come asettico, quasi privo di emozioni ed empatia con l’aula. Al contrario io preferisco parlare di me, della mia vita e delle mie esperienze. Attenzione non è una parentesi al corso o una digressione, bensì è un modo per costruire metafore aderenti agli argomenti che sto trattando. Quindi il mio metodo e consiglio è quello di prepararsi dei piccoli aneddoti utili per comunicare con quella parte delle persone più emozionale e più inconscia.

venerdì 28 giugno 2013

Le paure di un formatore

Un formatore ha spesso profonde insicurezze. Ho raccolto alcune delle paure ricorrenti ed universali legate al lavoro di formazione e provo a suggerire un “gioco” che ha la possibilità di trasformarle da sensazione negativa ad uno stato positivo. Le paure più diffuse sono: di sbagliare, di essere confusi, di essere interrotti, di dimenticare qualcosa, di ricevere giudizi negativi, di annoiare, di gestire male i presenti, di ricevere obiezioni cattive, di perdere il filo degli argomenti, di incontrare qualcuno che possiede più conoscenza.
La domanda che potrebbe agire da punto di svolta è : “Quale opportunità mi può donare questa paura?”

 
Ora propongo qualche esempio basato, come sempre, sulla mia esperienza.
Per quanto riguarda la paura di sbagliare, possiamo chiederci per esempio: “Cos’è un errore? Probabilmente è l’unico vero modo per imparare.” Riporto una frase celebre di Elbert Hubbard: “Il più grande sbaglio nella vita è quello di avere sempre paura di sbagliare.”
Per quanto concerne invece la paura di essere confusi. Cos’è la confusione? L’unica vera possibilità alla comprensione e a tal proposito vorrei citare Voltaire: “Il dubbio non è piacevole, ma la certezza è ridicola. Solo gli imbecilli son sicuri di ciò che dicono.”
Pensiamo alla paura di essere interrotti, cos’è l’interruzione? Per esempio la possibilità di prendere fiato. Una frase storica di Napoleone recita: “Dove non è pericolo, non è gloria.”
E per quanto riguarda la paura di giudizi negativi? Cos’è un giudizio negativo? Un passo fermo verso il miglioramento. Paul Cézanne scrisse: “L'approvazione degli altri è uno stimolante del quale talvolta è bene diffidare.”
Capite bene qual'è il ragionamento e il meccanismo per ribaltare le paure in una possibilità di crescita e di autostima. Ora provate voi!
 
Immagine: illustrazione della paura, da L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali di Charles Darwin
 


martedì 11 giugno 2013

Le capacità del formatore: parte seconda

Abbiamo visto in questo post che le capacità del formatore sono distinguibili in tre rami principali: sapere, saper fare, saper essere.
Vediamo cosa intendo per saper fare, ovvero: esposizione chiara, gestire i conflitti, motivare e coinvolgere i partecipanti, ascoltare, stabilire e mantenere la relazione, mettersi nei panni altrui, gestire  le proprie emozioni, chiarezza della  direzione da infondere al corso.
 

 
Invece nella categoria sapere essere: flessibili, sensibili e attenti ai bisogni del gruppo, leader, creativi, comunicativi, centrati su sé stessi e sul gruppo.
 
Quando il formatore dimostra congruenza tra le capacità del sapere, del saper fare e del saper essere è in una forma di eccellenza.


lunedì 27 maggio 2013

Le capacità del formatore: parte prima

Sono distinguibili in tre le capacità del formatore: sapere, saper fare, saper essere.
Sapere significa possedere le conoscenze e le nozioni che si apprendono attraverso lo studio e l’informazione continua. A tal proposito sono essenziali continui aggiornamenti.
Saper fare ovvero quello che viene usato del bagaglio conoscitivo appreso.
Saper essere per un formatore è ciò che dimostra di se stesso mentre applica le conoscenze acquisite.

 
 
La sintesi, data dalla mia esperienza, perciò arricchibile con esperienze e conoscenze successive è, per quanto concerne le macro aree riguardanti il sapere, la seguente :
- psicologia e comunicazione
- psicosociologia dei gruppi
- sociologia del lavoro e dell’organizzazione
- apprendimento degli adulti
- linguistica
- pnl
- sistemica
- problem solving e creatività
I primi tre punti fanno parte dell’ambito delle discipline tradizionali. Nel prossimo post vedremo nei dettagli quali sono le capacità collegate al saper fare e al sapere essere.

Voi aggiungereste qualcosa? Cosa?

mercoledì 22 maggio 2013

giovedì 16 maggio 2013

giovedì 9 maggio 2013

Un incontro di eccezione: seconda parte

In questo post abbiamo iniziato a riportare l’intervento che Valentina Vezzali tenne nel 2006 all’interno di un percorso formativo per dirigenti di banca. Continuiamo oggi riportando come Valentina parla di se stessa.

Valentina ritiene che sia molto formativo allenarsi in un ambiente non punitivo, dove la motivazione personale e del gruppo sono alte e dice di credere molto nel destino: è stato, infatti, il maestro Triccoli ad iscriverla alla scuola di scherma.
Il suo attuale coach è Giulio Tommasini che fa anche un po' lo psicologo, sapendo sempre dire le cose giuste al momento giusto e segnalando le carenze che osserva. La sua preparatrice atletica è, invece, una donna.
Quando, durante le Olimpiadi dopo tanta preparazione, Valentina aveva grande paura di affrontare la gara, Giulio le disse: “È come se tu avessi sostenuto tanti esami all’università ed ora andassi semplicemente a prenderti la laurea, perciò svuotati e lasciati guidare dall’istinto”.
Afferma che è difficile arrivare in cima ed ancora più difficile restarci.
Sa cosa vuole dalla vita e prova ad ottenerlo: quando si è sottoposti a grandi pressioni, anche dei mass-media, bisogna essere sempre se stessi.
Valentina si allena cinque o sei ore al giorno e dice di essere stata educata a sopportare il dolore. Quando perde una gara piange a lungo e si “sfoga”. Piange perché ha perso lei, l’avversario non c’entra, infatti con gli avversari c’è sempre rispetto e dialogo. Non riversa mai la colpa sugli arbitri, si assume l'intera responsabilità della sconfitta.



Valentina dice:
“Io so dove voglio arrivare”,
“Deve ancora nascere l’atleta che mi può battere”,
“Sono perfezionista ed idealista”,
“Lavoro e mi impegno molto”,
“Sono dolce e determinata”,
“Ho molta capacità di conciliare vita privata e sport: il tempo c’è basta sapersi organizzare”, “Ho obiettivi e priorità chiare”,
“Faccio fatica a dire di no”.

Da questo possiamo imparare tanto: lo sport come metafora di vita, di motivazione e volontà.

venerdì 3 maggio 2013

Ostacoli


"Gli ostacoli non mi fermano. Ogni ostacolo si sottomette alla rigida determinazione. Chi guarda fisso verso le stelle non cambia idea "
Leonardo Da Vinci

venerdì 26 aprile 2013

Un incontro di eccezione: prima parte

Vorrei riportare l’intervento di Valentina Vezzali avvenuto durante un percorso formativo per dirigenti di banca. Il percorso formativo era strutturato in tre incontri di tre giorni ciascuno e lo sport fu utilizzato come analogia per il lavoro di squadra. Questo fa parte del secondo incontro, avvenuto nel 2006, dove Valentina Vezzali fu chiamata come “campione individuale” contemporaneamente inserita in una squadra. La sua esperienza ci permise un lavoro successivo di debrifing molto interessante e produttivo. Lo riporto come possibile riflessione, infatti, a mio parere, anche il formatore è “un individuo che però deve lavorare con e in un gruppo”.



Valentina pratica in modo agonistico la scherma (fioretto) ed ha vinto tutto quello che c’è da vincere in questa disciplina sportiva che è allo stesso tempo sia individuale sia a squadre. Per lei appartenere ad un gruppo è una grande risorsa e ritiene che quando le persone non fanno parte di un gruppo finiscono col sentirsi alienati.
Afferma di considerare l’avversario un proprio simile col quale misurarsi e confrontarsi.
Lo sport è stato davvero una scuola di vita per lei con delle precise regole e con un forte senso del rispetto per gli altri. Ovvero anche uno spazio dove imparare ad accettare le sconfitte ed a forgiare la mente ed il carattere per raggiungere un obiettivo.
E’ nata e cresciuta a Jesi dove ha scoperto la scherma all’età di sei anni ed ha avuto un maestro d’eccezione, Ezio Triccoli fondatore della scuola di Jesi.
Triccoli è stato davvero un maestro di vita, un modello di forza interiore capace di affrontare sempre nuove sfide, nuovi rischi e di superare le paure.
L’abitudine ad affrontare paure e rischi concorrono alla creazione di una sempre maggiore fiducia in se stessi e alla costruzione di una grande determinazione.
La paura del fallimento ad esempio, implica spesso un allontanamento a livello emotivo dagli altri e sovente la paura del successo nasce dall’essere isolati. Infatti Valentina racconta che le persone iniziano ad evitarti, pur restando sotto gli occhi di tutti. La tendenza a pensare di noi stessi quello che gli altri pensano di noi è molto diffusa.
Nella seconda parte vedremo come nel presente Valentina usa la determinazione e la motivazione per continuare a vincere.

mercoledì 17 aprile 2013

martedì 9 aprile 2013

Un episodio di coaching: seconda parte

Con il consenso del mio coachee ho iniziato qui a raccontare un’esperienza di coaching che fu per me inizialmente difficile. Eravamo rimasti alla fine del primo incontro con me bloccata da alcune convinzioni.
La volta successiva feci un sondaggio sulla relazione che il manager intratteva con la famiglia di origine e soprattutto sul rapporto con il padre. Aveva vissuto un’infanzia serena e piacevole e si era sentito sempre molto amato. Parlando della sua adolescenza iniziò a raccontare che spesso la sera suonava nei locali in un gruppo musicale. Nessun problema allora con il pubblico e, stupito egli stesso di questa scoperta all’improvviso ricordò un episodio risalente alla prima elementare. Un giorno fu costretto a preparare la recita di fine anno e quando si trovò sul palco di fronte a tutto il pubblico non riuscì a dire una parola.
 

Ecco da dove partiva il suo blocco. Scoperto insieme quel momento tutto il lavoro successivo divenne molto più semplice.
A voi è capitato qualcosa di simile? Come avete agito?

giovedì 28 marzo 2013

Letture pasquali

Durante le vacanze oltre a dormire e poltrire sul divano spesso ne approfitto per leggere libri di lavoro.
Un testo interessante sull’argomento giochi che abbiamo approfondito in vari post è

Giochi per crescere insieme. Il testo è a cura di Sabrina Manes, edito da Franco Angeli.
Una serie di giochi di gruppo che si propone come valido strumento per i conduttori, ma che soprattutto vuole offrire stimoli, aprire strade, mettere in moto riflessioni. Per ciascun gioco viene riportata una scheda analitica. Il  testo è accompagnato da un DVD esemplificativo delle tecniche presentate.

Vi ho già consigliato vari libri su giochi ed esercizi, per chi li avesse persi riporto di seguito i link per velocizzare la ricerca:
I dilemmi del gioco,
Formazione outdoor,
Un’arancia per due,
Giochi d’aula.

Per augurarvi buone ferie vi saluto con una vignetta che io trovo molto divertente.


giovedì 14 marzo 2013

Un episodio di coaching: parte prima

Per proseguire il filo degli ultimi post circa i problemi relativi al coaching oggi racconterò
alcune difficoltà che ho attraversato durante una particolare esperienza di coaching. Ho chiesto ed ottenuto il permesso dal mio coachee di raccontare l’accaduto.

Qualche anno fa mi fu inviato dal suo responsabile un giovane manager il cui obiettivo era quello di migliorare l’abilità di parlare in pubblico. Era un ragazzo intelligente e motivato, che nelle relazioni con piccoli gruppi sapeva comunicare egregiamente, ma diveniva impacciato di fronte ad un pubblico più vasto che conosceva poco.


Gli chiesi quale fosse la sua idea di un buon parlatore e lui mi rispose che il suo capo era molto abile, perché possedeva soprattutto la fluidità dell’eloquio. Dunque inizia a fargli domande sul tipo di letture che preferisse e lui rispose che non leggeva nulla. Allora gli chiesi quali film vedesse ed anche a questa domanda rispose che non andava mai al cinema, stessa risposta per la televisione.

Ero bloccata ed inerme perché ero sempre stata convinta che la fluidità linguistica si apprendesse leggendo o sentendo parlare le persone.
Per fortuna era terminato il primo incontro. Dovetti lavorare molto su di me per superare il limite della mia convinzione e capire come affrontare la situazione da un altro punto di vista.

giovedì 28 febbraio 2013

Possibili problemi del coaching: non veder una via d’uscita

In questo post abbiamo iniziato a trattare alcuni dei possibili problemi relativi al coaching. Oggi affrontiamo la situazione in cui non si riesce a vedere una via d’uscita. Potreste trovarvi in una situazione dove, dopo avere sperimentato varie vie e sondato varie ipotesi, non sapete più cosa fare. Avete fatto domande ed indagato ipotesi, ma il vostro coachee sfugge come un’anguilla e rimane fermo sulle sue convinzioni. Lo provocate, gli chiedete se davvero vuole cambiare e lui ripete la ferma volontà di cambiamento.


Allora l’ipotesi possibile è che siate davanti ad un conflitto interno del coachee: da una parte c’è il desiderio di mutare, ma dall’altra esiste anche una non-volontà. Forse ha paura del cambiamento e ha timore di perdere le sue caratteristiche d’identità. Così una soluzione possibile è sondare il terreno della paura…e forse potreste uscire insieme a lui da quel dilemma.

giovedì 21 febbraio 2013

Fastidio

“Un'avventura è soltanto un fastidio considerato nel modo giusto. Un fastidio è soltanto un'avventura considerata nel modo sbagliato.”


giovedì 14 febbraio 2013

Possibili problemi del Coaching: fastidio

Tutti i coach, anche ai più esperti, devono affrontare e gestire piccoli problemi relativi al coaching.
Il primo può essere una sorta di fastidio che può emergere durante gli incontri, un leggero disagio rispetto al coachee. Non è un sentimento di antipatia, ma un disturbo derivato da qualche convinzione espressa dal coachee che risulta essere troppo lontana dal modo di pensare e lavorare del coach.

Quando succede a me cerco di lasciare quella convinzione sospesa cioè cerco di non attaccarmi a lei, evitando così di generare pregiudizi. Una volta che sono da sola, cerco di ripulirmi, affronto quella convinzione e la ristrutturo, cioè le fornisco un altro senso, un nuovo significato. In questo modo posso affrontare l’incontro successivo in uno stato neutro.

A voi è mai successo di provare fastidio durante un incontro di coaching? Come avete agito?

giovedì 7 febbraio 2013

Come si costruiscono gli esercizi: parte terza

Dopo i post precedenti ecco ancora qualche idea sulla costruzione degli esercizi.
Un’esercitazione molto interessante di tipo deduttivo è quella di dividere i partecipanti in sottogruppi di circa 6/7 persone.
 
In seguito potete dare ad ogni gruppo il compito di eleggere un leader ed un ambasciatore.  Successivamente potete fargli svolgere un compito oppure farli discutere su quale metodo hanno utilizzato per le elezioni, magari fornendo una traccia di discussione. In seguito potete guidarli nel ragionare sulle aspettative che sentono rispetto ai loro manager. Insomma sul debriefing vi potete sbizzarrire!

giovedì 31 gennaio 2013

Conoscenza imposta


L'esercizio fisico, anche quando è imposto, non fa nessun male al corpo, ma la conoscenza acquisita per forza non ha presa sulla mente.
Platone

giovedì 24 gennaio 2013

Come costruire esercizi: parte seconda

Abbiamo iniziato a  trattare il tema della costruzione degli esercizi qui con un primo esempio. Ecco oggi vi propongo un’idea per un meeting di circa 180 persone. È una situazione in cui mi sono trovata che mi creava qualche difficoltà. I partecipanti, oltre ad essere molto numerosi, erano seduti come fossero al cinema (disposizione con cui io non amo lavorare). Cosa fare?


Ho cercato 12 foglietti di colori diversi in modo da assegnare ad ogni gruppo un colore differente. Ho distribuito i foglietti colorati a caso tra i partecipanti. Ecco i 12 gruppi formati. Si dovevano cercare tra di loro e oltre ad essersi divertiti molto si sono anche sgranchiti le gambe a trovarsi con il loro colore in mano. Successivamente ogni gruppo ha eletto un capogruppo a cui ho consegnato una busta con le informazioni e le istruzioni per il gioco. Alla fine i capigruppo sono saliti sul palco ed hanno presentato il lavoro svolto dal loro gruppo.

venerdì 18 gennaio 2013

Senza fili

Seguendo le evocazioni partite dall’esercizio usato come esempio settimana scorsa, ecco una barzelletta divertente e che non c’entra quasi niente! J
 
 
Il commesso spiega il funzionamento di un telefono senza filo: "Questo ha una portata di 100 metri". Il possibile cliente risponde: "Ah, allora posso telefonare solo a quelli del palazzo di fronte?"

giovedì 10 gennaio 2013

Come costruire esercizi: parte prima

Nel lavoro di formatore uso, come già ho raccontato ed approfondito, spesso giochi ed esercizi, con vari obiettivi e diverse modalità. Possiamo trovare vari libri che ci guidano con esercizi e giochi già pronti, ma può essere, utile per un buon formatore, sapere come inventarne di nuovi. Questo sia per creare e strutturare esercizi su misura delle proprie esigenze, sia per poter improvvisare giochi nel caso dovessimo fronteggiare degli imprevisti.
Innanzitutto si comincia con la domanda: Quale obiettivo mi prefiggo? L’esercizio dovrà essere deduttivo o induttivo? Oppure dev’essere un esercizio che verifichi una parte del corso svolto? Ecco un esempio.



Se l’obiettivo è far agire l’ascolto, si può far raccontare qualcosa ad una persona che poi dovrà riferire il contenuto al gruppo. Semplice, ma se volessimo aggiungere un’altra abilità potremmo anche far decodificare il linguaggio non verbale di chi parla per verificare la congruenza e per capire lo stato d’animo di chi racconta. Inoltre, nel momento della verifica, è anche possibile far emergere quanto è stato davvero detto e quanto invece è stato “interpretato” dall’ascoltatore.

Avete sperimentato qualcosa di simile?
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