venerdì 15 dicembre 2017

Parlare e ascoltare


“La maggior parte delle persone parla senza ascoltare. Ben pochi ascoltano senza parlare. È assai raro trovare qualcuno che sappia parlare e ascoltare” 
Bruce Lee

giovedì 7 dicembre 2017

Sull’ascolto

Ho un amico che ha l’abitudine, un poco fastidiosa, di mettere una domanda ogni pezzo di conversazione: “Mi avete capito?”. Questo intercalare un po’ retorico, che non presuppone una vera domanda e non è in attesa di una risposta, l’ho sentito usare anche in aula da parte di alcuni formatori. Credo sia una domanda che riguarda l’ascolto. Chi la usa tende a verificare l’attenzione degli ascoltatori.
Ci sono molti studi circa l’ascolto che dimostrano che una persona, dopo avere ascoltato una presentazione di circa 10 minuti, ha assimilato solo la metà di ciò che è stato detto. Dopo 48 ore la percentuale scende ancora della metà circa. Dunque sembra che il livello della comprensione e assimilazione di concetti ascoltati sia solo del 25%.

Come formatori e presentatori, allora, occorre, a mio avviso, porre attenzione alla gestione delle lezioni e del tempo. Un metodo per cercare di aumentare la percentuale della ricezione totale è usare anche stimoli visivi e ricordarsi di sintetizzare i concetti più importanti a fine giornata, ma presentandone solo circa cinque o sei, in quanto gli altri andrebbero perduti.

venerdì 1 dicembre 2017

Fiducia scoperta

«Il modo migliore per scoprire se ci si può fidare qualcuno è di dargli fiducia» 
Ernest Hemingway

venerdì 24 novembre 2017

Fiducia e leadership

Cosa ci spinge a seguire un leader? Quali sono le qualità che contraddistinguono i manager come leader di successo?
Creare un clima di fiducia è fondamentale, ma le qualità risiedono nel carattere del singolo individuo. Ritengo che il talento sia un dono, qualcosa con cui veniamo al mondo, mentre il carattere è una conquista, una costruzione.

Ecco alcuni ingredienti che tendono a a generare fiducia.


Coerenza e integrità. Occorre vedere nel leader fluidità tra le proprie convinzioni e le azioni quotidiane. Come dice Margaret Mead: “C’è una grande differenza tra ciò che la gente dice, ciò che fa e ciò che dice di fare”.
Saggezza e conoscenza. Avere una visione che guarda davvero lontano e vedere le opportunità prima che diventino riconoscibili. Valorizzare le persone, non solo i risultati.
Concentrazione intesa come capacità di collegare i pensieri, i fatti, di rimanere centrati sul focus di quello che sta avvenendo.
Affidabilità per le persone presenti, quindi essere individui pronti a sostenere colleghi e collaboratori e capaci di assumersi responsabilità a tutti i livelli
Ascolto. Per raggiungere le persone occorre usare le orecchie, in termini allargati come attenzione all’altro e ascolto attivo.

venerdì 17 novembre 2017

La fiducia connessa


«Il dubbio o la fiducia che hai nel prossimo sono strettamente connessi con i dubbi e la fiducia che hai in te stesso» 

venerdì 10 novembre 2017

La fiducia

La fiducia è una caratteristica che risiede in molte relazioni: è il clima che dovrebbe essere costruito da manager e venditori, è la base dell’amicizia e dei legami affettivi. La fiducia non può essere basata sulla finzione, ma deve scaturire da comportamenti coerenti.
Nei luoghi di lavoro un clima di sfiducia è percepito come minaccioso e stressante e questo porta le persone a essere meno motivate. 
Molto interessante, a tal proposito, è la politica di Amazon. Da alcuni articoli, infatti, sembrerebbe che l’azienda punti proprio sulla sfiducia per immettere alti livelli di competitività, infatti, gli impiegati sono invitati a spiare i colleghi e a denunciare errori e irregolarità. Il ricambio di personale è elevato, ma sembra che chi resiste trovi molto soddisfacente questo clima aziendale!


Secondo alcuni studi decidere se fidarsi di qualcuno è in correlazione con alcuni fattori fondamentali, di cui tre appartengono alla persona che deve decidere se fidarsi, sono, quindi, caratteriali e non riguardano chi chiede fiducia. Gli altri fattori intervenienti sono, invece,  connessi alla situazione e al contesto.
Tolleranza al rischio, è il primo fattore che influisce sulla disponibilità a fidarsi. In genere le persone che si fidano facilmente tendono a pensare che tutto andrà bene, al contrario di coloro che amano il controllo. Il secondo fattore è il livello di adattamento che varia molto da persona a persona ed è collegato alla sicurezza in sé stessi, infatti più l’autostima è alta più gli individui tenderanno a fidarsi velocemente. Chi invece fatica ad adattarsi si sente minacciato e necessita di più tempo. Il terzo fattore è legato al livello di potere della persona, ovvero più è alto e più si fiderà facilmente. 
Questi fattori interagiscono con le caratteristiche del contesto e dell'ambiente e possono essere alimentati in ambito aziendale per creare un clima di fiducia e serenità, nonostante l'opinione dei dirigenti Amazon.


giovedì 2 novembre 2017

Coaching e counselor

Grazie al coaching individuale possiamo aiutare le persone a liberare le proprie potenzialità e a migliorare le prestazioni in modo concreto e duraturo.
Il coach infatti, attraverso un ascolto attento, la creazione di un clima di fiducia e l’utilizzo di domande mirate permette al coachee di esprimersi liberamente, di prendere consapevolezza delle proprie risorse, di elaborare e di sperimentare nuove strategie di comportamento.


Per chi
Per chiunque desideri attuare un miglioramento con un obiettivo concreto

Perché
Per migliorare la performance, modificare comportamenti inefficaci, sviluppare le capacità relazionali, ritrovare motivazione, gestire il tempo e lo stress con efficacia

Come e dove
Incontri faccia a faccia da concordare insieme

Durata e frequenza

Da 6 a 8 incontri di circa 2 ore ciascuno in base agli obiettivi. È consigliato un incontro al mese

Sostegno psicologico: counselor

A volte i problemi o gli ostacoli che la vita ci mette davanti ci sembrano insormontabili.
Non troviamo soluzioni, o ripetiamo vecchie soluzioni a nuovi problemi.
Abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti a orientarci in scelte personali, relazionali, rendendoci consapevoli delle nostre risorse interne.
Il modo di affrontare le difficoltà dipende solo da come le rappresentiamo

I colloqui di sostegno psicologico mirano a rafforzare la struttura dell’Io e le capacità della persona.
La comprensione della propria sofferenza soggettiva rappresenta un supporto fondamentale in tutte quelle situazioni di disagio esistenziale legato a momenti critici della vita, come per esempio, perdita del lavoro, abbandono, separazione, depressione post-partum, menopausa, lutto).
Il sostegno psicologico costituisce inoltre un utile strumento di cura, in quanto consente lo strutturarsi di nuove modalità relazionali.

La durata del colloquio è di circa 2 ore, la frequenza è inizialmente settimanale e in seguito, in base al tipo di problema, si concordano insieme incontri meno frequenti.

Per dettagli, informazioni e prezzi non esitate a contattarmi!

venerdì 27 ottobre 2017

Dialogo

«La prima condizione perché il dialogo sia possibile è il rispetto reciproco, che implica il dovere di comprendere lealmente ciò che l’altro dice» Norberto Bobbio

Provate ad applicare questa osservazione al dialogo interiore…cosa succede?

venerdì 20 ottobre 2017

Dialogo interiore

Credo che ognuno di noi sia consapevole che le persone tendono a parlare con sé stesse nella propria mente e, quindi, vi è spesso una conversazione continua e silenziosa. Viene usata un sacco di energia, infatti il dialogo interiore continua durante tutte le attività quotidiane. Le conversazioni mentali possono essere motivanti e capaci di aiutarci, ma possono rilevarsi deleterie quando rafforzano atteggiamenti e comportamenti negativi. Le persone che non hanno abbastanza fiducia nelle proprie capacità tendono a impegnarsi in dialoghi interiori negativi. Può capitare soprattutto quando lo stress si alza per affrontare esperienze specifiche, come, per esempio, per affrontare un esame o dover parlare di fronte a un pubblico. Il risultato è facilmente intuibile, ovvero dialoghi interiori negativi portano risultati negativi e viceversa.

Quello che vorrei provare a fare è trasformiamo un dialogo interiore negativo in una conversazione positiva.


Occorre prima di tutto divenire consapevoli dei propri pensieri. Rilassatevi e concentratevi su una parte del corpo: i piedi nelle scarpe, le mani sui braccioli della poltrona ecc. Così dovreste rendervi conto che per quel breve lasso di tempo il dialogo interno si ferma. Mantenendo l’attenzione sulle parole che si avvicendano dentro la testa possiamo renderci più consapevoli del contenuto della conversazione.
Ogni volta che siamo catturati da un’inutile e futile conversazione con noi stessi, possiamo cercare di fermarla e, soprattutto, possiamo sperimentare il cambiamento delle parole con altre positive oppure con una musica piacevole. 
Ci sarà più serenità quando si spegne il dialogo interiore.

sabato 14 ottobre 2017

Aperitivo PNL ottobre

Per chi volesse informazioni sulla PNL e sui corsi disponibili ci sarà “Aperitivo + PNL” con Patrizia Rovati.
L’incontro si svolgerà venerdì 20 ottobre dalle 18.30 alle 20.30 presso Hotel Colombo in Corso Buenos Aires n. 3 a Milano.

L’iniziativa è gratuita e su prenotazione, pertanto ti preghiamo di confermare la tua presenza alla segreteria: 051-334805 oppure info@pnlmeta.it / info@iipnl.it.


Se potrai passare a farci un saluto ed eventualmente raccontare la tua esperienza del corso ci farà molto piacere. Se vorrai inoltrare l'invito ai tuoi amici interessati alla PNL, ti ricordiamo il BONUS di 1 seminario a tua scelta per ogni iscritto al 1° PNL su tua segnalazione.

venerdì 13 ottobre 2017

E il pomelo?


«Un pompelmo è un limone che ha avuto un'opportunità e ne ha approfittato» 
Oscar Wilde

...e il pomelo?

venerdì 6 ottobre 2017

Ritrovare la concentrazione

Credo sia capitato a tutti noi di aver bisogno di concentrarsi per un progetto o per lo studio di un libro. A volte, però, la facilità di concentrazione sfugge perché arrivano pensieri ansiogeni o dialoghi interni bloccanti. Ecco un breve esercizio per riacquistare la concentrazione.
1. Immaginate di stringere in mano un frutto…una pera, un kiwi, quello che preferite, basta che sia tenibile in una mano, dunque né angurie né meloni. Concentratevi sui dettagli rappresentando mentalmente la consistenza, il profumo, il peso, il colore ecc.
2. Passate il frutto immaginario da una mano all’altra, immaginando ogni piccola sfumatura.
3. Chiudete gli occhi. Ora afferrate il frutto con la mano destra e ponetelo in modo che vada a toccare la parte posteriore della vostra testa. Togliete le mani e lasciate il frutto in questa posizione. Essendo un frutto magico non potrà cadere.


4. Immaginate che il frutto galleggi in equilibrio dietro la testa. Concentratevi sul vostro corpo e sulla vostra mente, rimanendo ad assaporare lo stato di rilassamento e di concentrazione raggiunti.
5. Sempre con gli occhi chiusi immaginate che il vostro campo visivo si espanda e riesca ad abbracciare tutto ciò che vi circonda. Rimanete ad assaporare questo stato di concentrazione.
6. Ora potete riprendere le vostre attività…provate e fatemi conoscere le vostre esperienze.

venerdì 29 settembre 2017

venerdì 22 settembre 2017

Semafori

Il gioco di oggi si chiama "Semafori" ed è un’attività adatta a gruppi di qualsiasi dimensione. È molto utile per presentare l’idea di un piano d'azione alla fine di un seminario o sessione di formazione. Vediamo come procedere.


Inizialmente è necessario dividere il gruppo in sottogruppi. Successivamente bisogna disegnare un semaforo sulla lavagna a fogli mobili (è possibile anche preparare una slide da proiettare). È bene spiegare come il semaforo rappresenti tre piani d’azione differenti, ovvero quello che i partecipanti dovrebbero smettere di fare (luce rossa), quello che dovrebbero fare di meno (luce arancione) e quello che dovrebbero continuare/cominciare a fare (luce verde).
A questo punto è possibile iniziare a chiedere a tutti i partecipanti di creare il semaforo delle attività del gruppo. Questa fase diventa ancora più interessante se viene elaborata da ogni sottogruppo collettivamente. Per finire si procede raccogliendo tutti i piani di azione elaborati dai vari team e si condividono le prospettive con il gruppo intero.

venerdì 15 settembre 2017

Palle e parole

«Se è vero che chi gioca a palla impara contemporaneamente a lanciarla e a riceverla, nell'uso della parola invece il saperla accogliere bene precede il pronunciarla» 
Plutarco


giovedì 14 settembre 2017

APERITIVO PNL a Milano venerdì 22 settembre

È in partenza il 1° anno PNL 2017-2018 di Milano (corso accreditato ECM - Educazione Continua in Medicina), che inizierà il 27 ottobre 2017.

Per chi volesse informazioni sulla PNL e sui corsi disponibili ci sarà “Aperitivo + PNL” con Patrizia Rovati.
L’incontro si svolgerà venerdì 22 settembre dalle 18.30 alle 20.30 presso Hotel Colombo in Corso Buenos Aires n. 3 a Milano.

L’iniziativa è gratuita e su prenotazione, pertanto ti preghiamo di confermare la tua presenza alla segreteria: 051-334805 oppure info@pnlmeta.it / info@iipnl.it.


Se potrai passare a farci un saluto ed eventualmente raccontare la tua esperienza del corso ci farà molto piacere. Se vorrai inoltrare l'invito ai tuoi amici interessati alla PNL, ti ricordiamo il BONUS di 1 seminario a tua scelta per ogni iscritto al 1° PNL su tua segnalazione.

venerdì 8 settembre 2017

Tiriamo la palla

Settembre rappresenta un mese di passaggio. Per chi ha goduto delle vacanze può essere faticoso ricominciare con il ritmo lavorativo, per chi, invece, ha saltato le ferie spesso la stanchezza si fa sentire. Ho deciso, quindi, di ricominciare con un po’ di leggerezza, dedicando l’autunno ad alcuni giochi da attuare in aula.

Il gioco di oggi si chiama "E alla fine…tiriamo la palla" e serve sia per rivedere quanto svolto in aula sia per sintetizzare contenuti complessi.


È necessario chiedere ai partecipanti di alzarsi e di formare un cerchio. Il cerchio non dovrà essere di forma perfetta ciò che conta è che tutti guardino verso il centro e verso gli altri. Con le mani lanciare una palla da tennis o di spugna verso una persona e chiedere: “Quale, secondo te, è il più importante concetto che abbiamo sviluppato oggi?”. Dopo che il corsista avrà risposto dovrà, a sua volta, tirare la palla verso un altro partecipante che dovrà spiegare quale secondo lei è il più importante concetto appreso nella giornata. Fate continuare il gruppo in questo gioco fino a che tutti i partecipanti abbiano ricevuto la palla e spiegato, almeno una volta, un importante concetto inerente il materiale che si è appena trattato. 
Questo gioco aiuta a concentrarsi e a rilassarsi contemporaneamente.

venerdì 28 luglio 2017

Libro per formatori

Il blog si ferma per il mese di agosto. Un libro per formatori, counselor e coaching che vorrei consigliarvi è Racconti per il coaching di Margaret Parkin, casa editrice Rizzoli Etas.


Il libro non è solo ricco di racconti organizzati su cinque temi, ovvero obiettivi, problem solving, creatività, responsabilità, successo e autostima, ma ogni storia è accompagnata da un’introduzione e da possibili riflessioni dopo lettura. All’inizio del testo, inoltre, vi è anche un’interessante introduzione teorica riguardo i motivi e le modalità di raccontare una storia.
Buona estate a tutt!

venerdì 21 luglio 2017

Universo ed ego


«Ogni volta che iniziamo a pensare di essere il centro dell’universo, l’universo si gira e dice con un’aria leggermente distratta: “Mi dispiace. Può ripetermi di nuovo il suo nome?» Margaret Maron

giovedì 13 luglio 2017

Gli allievi arrivano parte II

Gli allievi arrivano e noi?
Noi siamo ammaliati da queste attese, diveniamo a volte preda di vanità, dimentichiamo di insegnare anche la nostra vera natura e profonda umanità. Amiamo essere ammirati e riconosciuti. E leggiamo le schede finali dei loro giudizi fingendo di non avere interesse, come l’oroscopo, nessuno ci crede, ma un’occhiata, da miscredenti, la lanciamo tutti.
Noi stiamo perdendo la capacità di cogliere davvero cosa stiamo facendo in quell’aula, chi siamo quando ci rappresentiamo come trainer. Il nostro percorso, che è iniziato come il loro, a volte difficile e periglioso, ci fa entrare nell’olimpo. Ora siamo diventati dei immortali.

Quando, però, accade che l’allievo svela la nostra vita terrena, quella fuori dall’aula, a volte scopre le sue stesse difficoltà, le sue stesse nefandezze…e capita che pensi che la pnl non serva, che sia vuoto conoscere, inutile o incoerente, comunque la pnl non è più magica. Ma gli allievi spesso ci perdonano, cercano giustificazioni strane, ci assolvono perché loro davvero ci vogliono bene e non possono sopportare il tradimento. Dovremmo iniziare, allora, a insegnare il vero feedback, come autentica retro azione di un sistema. Non più giudizi, non più giustificazioni, insegniamo davvero che la nostra ghianda, il nostro carattere con la sua propria specificità. Insegniamo a offrirci un auto feedback, a percorrere la vita ricchi di una nuova possibilità, la pnl, ma soprattutto capaci di guardare l’altro e di riconoscerlo, di guardare sé stessi e sapere chi siamo davvero.


Il trainer, però, raggiunge il proprio stato di eccellenza in aula, raccoglie le risorse nella sua sacca e cammina con il gruppo, davanti e dietro al team, ma è necessario ricordare che prima, durante e dopo rimane una persona, con idee, pensieri, problemi, ostacoli, con la vita, fatta della bellezza dell’incognita presente in ogni atto. Il trainer vive le esperienze forse con un bagaglio di consapevolezza, ma non è un guru illuminato ed esente da nefandezze e difficoltà. Questa è, per me, la vera magia, della vita, della pnl...o di qualsiasi altra metafora vogliate usare.


P.S. La prima parte lo trovate qui

venerdì 7 luglio 2017

Speranza al bivio


«La regola secondo me è: quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. È più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c'è più speranza. È difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all'erta» Tiziano Terzani

lunedì 3 luglio 2017

Pre-iscrizioni corso umorismo ottobre Milano

Sono aperte le PRE-ISCRIZIONI per il corso sull’UMORISMO che si terrà il 13/14/15 ottobre a Milano
Potrò accogliere solo 12 persone, quindi se siete interessati è meglio effettuare la pre-iscrizione scrivendo a patrizia.rovati@alice.it

NOTA BENE C’è tempo fino a VENERDÌ 7 LUGLIO



Grazie!

venerdì 30 giugno 2017

Gli allievi arrivano: parte I

Ho ritrovato un breve scritto del lontano 2003, lo propongo in quanto mi sembra possa essere interessante.


 Gli allievi arrivano, sono all’inizio di un lungo percorso, lungo per questi tempi, dove spesso i seminari di formazione durano due o tre giornate. Simili, come durata, ai percorsi personali nati con la new-age.
Gli allievi arrivano attraverso un rituale che li carica di attese: iscrizione, colloquio motivazionale, pagamento di una cifra sostanziosa ecc.
Cosa cercano, cosa vogliono e cosa non vogliono?
Gli allievi arrivano e alcuni iniziano subito ad entusiasmarsi, si innamorano di questo strano modello, la pnl, si invaghiscono del gruppo, della magia di un sapere che inizia con il saper fare e chiedono al trainer un saper essere.
Gli allievi arrivano e cercano una soluzione alla sofferenza che si portano dentro e fuori, cercano il miglioramento di sé stessi, degli altri, di contesti lontani e separati.
Gli allievi arrivano e vogliono un trainer come un guru, vogliono avere un modello cui avvicinarsi, da modellare o da amare, quindi tendono a cercare una perfezione nel trainer, una perfezione globale.
Trainer o guru? Formatore o terapeuta? Si confondo e ci confondono, e noi?

Presto la seconda parte.

venerdì 23 giugno 2017

Bla, bla, bla


«Metà della popolazione mondiale è composta da persone che hanno qualcosa da dire ma non possono. L’altra metà da persone che non hanno niente da dire e continuano a parlare» 
Robert Frost

venerdì 16 giugno 2017

La comunicazione assertiva: i tre comportamenti principali

Nel precedente post abbiamo introdotto la comunicazione assertiva.
I teorici dalla comunicazione assertiva hanno studiato il modo in cui le persone comunicano tra loro su vari livelli e hanno individuato tre tipologie di comportamento principali: passivo, aggressivo e assertivo.


Il comportamento passivo è attento agli altri, influenzato e condizionato dagli altri, il suo obiettivo è di ricevere amore così tende a compiacere gli altri per ottenere questo vantaggio inconsapevole.
Il comportamento aggressivo, al contrario, è attento solo a sé, prevarica gli altri, usa modi distruttivi e il suo obiettivo è rappresentato dal potere.
Il comportamento assertivo, invece, è attento sia a sé sia agli altri, usa modi gratificanti sia verso sé sia verso gli altri e l’obiettivo è il successo di sé insieme agli altri.

Occorre, dunque, saper comunicare le proprie emozioni, saper esprimere parere contrario senza aggredire, sapersi auto-apprezzare e avere consapevolezza delle proprie emozioni.

venerdì 9 giugno 2017

La comunicazione assertiva

«L'assertività è la capacità del soggetto di utilizzare in ogni contesto relazionale, modalità di comunicazione che rendano altamente probabili reazioni positive dell'ambiente e annullino o riducano la possibilità di reazioni negative»


B. Libet, P. Lewinsohn 

lunedì 29 maggio 2017

Incontro informativo gratuito sulla PNL con aperitivo

Venerdì 23 giugno dalle 18,30 alle 20,30 a Milano presso l’Hotel Colombo, in Corso Buenos Aires 3, si terrà un incontro informativo sulla PNL.

Patrizia Rovati parlerà di: Cosa è la PNL: origini e modello, A cosa può servire ed i campi di applicazione, Come si può impararla, Come sono organizzati i corsi di PNL Meta.


L’iniziativa è gratuita e su prenotazione: pertanto ti preghiamo di confermare alla nostra segreteria (tel. 051-334805, e-mail: info@pnlmeta.it / info@iipnl.it) la partecipazione.
L'invito può essere esteso agli amici interessati alla PNL e ricordiamo il BONUS di 1 seminario a scelta per ogni iscritto al 1° PNL tramite tua segnalazione.

venerdì 26 maggio 2017

La comunicazione assertiva: introduzione

La comunicazione assertiva riguarda l’interazione con gli altri. Chi utilizza una comunicazione assertiva è attivo, partecipe e non subisce. Per accedere a questa attitudine occorre avere fiducia in sé stessi e negli altri, esplicitare i propri diritti senza negare quelli degli altri e acquisire la capacità di comunicare le proprie emozioni in modo tranquillo e chiaro. È importante, inoltre, assumersi la responsabilità delle proprie azioni e accettarne le conseguenze.


Questo stile di comunicazione usa un linguaggio non verbale aperto e coerente con tutti i livelli, infatti, è necessario che anche la voce trasmetta tranquillità e apertura.
La base della comunicazione assertiva consiste nel prestare la massima attenzione al contenuto sia razionale sia emotivo, offrire feedback e chiedere chiarimenti. Le parole devono esprimere fiducia sia in sé stessi sia nell’interlocutore, evitando giudizi, per non ferire l’altro.

venerdì 19 maggio 2017

venerdì 12 maggio 2017

I miei incontri di coach: le nostre contraddizioni

Spesso per un bambino il mondo degli adulti è incomprensibile e questo potrebbe causare problemi in età adulta.
Per esempio un genitore spiega al proprio figlio che bisogna sempre dire la verità, che la sincerità è una qualità importante. La sera, poi, arrivano degli ospiti che elogiano una pietanza che la madre ha portato in tavola e il bambino sa che è stata comperata in rosticceria, in quanto era con la madre durante l’acquisto. La madre ringrazia serena e tranquilla e il bambino rimane smarrito perché non capisce. 

Una bambina a scuola ha un’insegnante che la prende in giro quando commette errori, però quella stessa maestra spiega che bisogna mostrare molto rispetto per chiunque e la bambina non capisce ed è confusa.


Durante la formazione e il coaching, dunque, sarebbe necessario essere il più possibile consapevoli se i comportamenti che attuiamo siano coerenti con le nostre enunciazioni.

venerdì 5 maggio 2017

venerdì 28 aprile 2017

I miei incontri di coach: sulla rabbia

Ultimamente, nei miei incontri di coach, sto conoscendo persone che raccontano di attacchi di rabbia che bloccano e attraverso cui perdono lucidità.
Questa emozione si manifesta con intensità diverse: irritazione e fastidio sono parole che indicano una minore intensità, mentre collera, furore e rabbia danno l’idea di una potenza maggiore.


La rabbia è una emozione piena di energia che si attiva quando non è possibile soddisfare i propri bisogni. Quando ci sentiamo impotenti spesso la rabbia si attiva verso ciò che riteniamo causa della sofferenza, spesso verso una persona. Ci arrabbiamo, insomma, quando qualcosa o qualcuno è un ostacolo alla realizzazione di un desiderio oppure quando il comportamento di un’altra persona tocca un valore per noi importante. È possibile, di conseguenza, scaricare la rabbia su colui che riteniamo responsabile oppure reprimere l’emozione.  Per molte persone, soprattutto per le donne, è difficile accettare il sentimento di rabbia. Riconoscere da dove parte la sensazione, però, può significare divenire consapevoli di sé stessi e così iniziare a gestire in modo diverso gli attacchi d‘ira o di irritazione.

venerdì 21 aprile 2017

Motivazione


«Il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo»

Winston Churchill

mercoledì 12 aprile 2017

Corso Umorismo



Grazie a tutti i partecipanti del corso sull’Umorismo di Palermo che hanno reso l’esperienza unica. Per chi vivesse a Nord e fosse interessato terrò un corso a Milano dal 13 al 15 ottobre. Sono aperte le pre-iscrizioni.

venerdì 7 aprile 2017

Storiella per meditare

Un uomo stava camminando lungo la spiaggia, quando notò un ragazzo che raccoglieva qualcosa da terra e lo lanciava nel mare. Una volta avvicinatosi l’uomo notò che ciò che il ragazzo lanciava erano stelle di mare. Il ragazzo era circondato da queste creature, lungo la spiaggia, per miglia e miglia sembrava che ce ne fossero migliaia. 
«Perché mai stai lanciando stelle di mare in acqua?» chiese una volta arrivato vicino al ragazzo. «Se queste stelle di mare resteranno sulla spiaggia, domattina, quando la marea si ritirerà, moriranno» rispose il ragazzo continuando il suo lavoro. «Ma è ridicolo!» esclamò l’uomo, «guardati intorno ci sono migliaia di stelle su molte miglia e miglia di spiaggia. Come puoi pensare che quello che stai facendo faccia la differenza?»


Il ragazzo raccolse un’altra stella di mare, si fermò pensoso e mentre la lanciava in acqua commentò: «Farà la differenza per questa».

venerdì 31 marzo 2017

Umorismo a Milano



Terrò un corso sull’Umorismo a Milano il 13/14/15 ottobre. 


Sono aperte le preiscrizioni! Chi viene?


venerdì 24 marzo 2017

Riflessioni sul coach: ultima parte

La relazione tra coach e coachee è essenziale per un percorso efficace. Riprendendo l’analogia con lo sport, infatti, il clima tra un allenatore e lo sportivo dovrebbe essere di fiducia e di rispetto reciproco. Il coachee dovrebbe sentirsi in una situazione di estremo agio parlando di sé e di tutto ciò che desidera. Se il coach si accorge che il suo cliente sta cercando la sua approvazione o è in difficoltà perché pensa di essere giudicato deve immediatamente mettere in atto comportamenti diversi per superare questi ostacoli relazionali. Il cliente deve sentire di poter confidare anche elementi intimi e di avere la libertà di, eventualmente, esprimere disaccordo sempre all’interno della relazione.

È dentro e attraverso la relazione, insomma, che si potranno costruire risultati di successo. La responsabilità, inoltre, è del coach che ogni volta dovrà porsi domande sul livello della relazione e guardare il coachee cercando di cambiare spesso punto di vista.


I vantaggi del coach sono molteplici. L’attore principale è il coachee, che mette in atto risorse e atteggiamenti personali, facendo così leva sulle sue motivazioni personali. E’ un metodo che porta verso la riflessione, il cambiamento e la capacità di apprendere da sé, infatti è un percorso fortemente connesso al contesto reale del coachee.

venerdì 10 marzo 2017

Riflessioni sul coach: parte terza

Dopo aver iniziato a trattare il mondo del coach oggi perseguiamo con ulteriori riflessioni.
Il committente è colui che dà l’incarico e paga il percorso e, ovviamente, può essere la persona stessa e in questo caso non ci sono problemi di interferenze.

Nel mondo aziendale, però, spesso il percorso di coaching è proposto dall’azienda. In questo caso un primo incontro dovrebbe essere tra il responsabile del personale e il superiore del coachee per definire gli obiettivi del percorso. Il coach dovrà immediatamente chiarire che non ci possono essere interferenze da parte dell’azienda, infatti deve essere evitato qualsiasi sospetto di controllo. Il coach dovrebbe essere un consulente esterno proprio per evitare questi rischi di interferenze.


Un buon coach dovrebbe, a mio parere, aver lavorato su sé stesso, aver raggiunto un buon livello di consapevolezza di ciò che attua all’interno della relazione. Deve essere in grado di riconoscere le proprie emozioni e le proprie reazioni in determinate situazioni. A mio parere, infatti, non è sufficiente seguire una scuola di coaching, ma occorrerebbe intraprendere anche un percorso personale e, successivamente, una supervisione.

venerdì 3 marzo 2017

Perdere


«Non si può decidere come e quando perdere, 
però si può decidere come reagire per vincere la prossima volta» 

venerdì 24 febbraio 2017

Riflessioni sul coach: parte seconda

Attraverso il coaching è possibile ottenere l’acquisizione di nuove capacità, coerenti con il sistema di valori, l’ampliamento delle prospettive, la possibilità di trovare nuove vie, un cambiamento di atteggiamento verso sé stessi e gli altri e, infine, il miglioramento delle performance.


Così il coach è utile a raggiungere una buona consapevolezza di sé, dei propri punti di forza e dei punti deboli. È il coachee che scopre obiettivi, risorse e nuove prospettive, sostenuto dall’allenatore. A volte i risultati sono verso il superamento di ostacoli interni e lo sviluppo di potenzialità non ancora espresse in modo completo.

venerdì 17 febbraio 2017

Sui giudizi altrui


"Preoccupatevi più del vostro carattere che della vostra reputazione, perché il vostro carattere è quello che siete realmente, mentre la vostra reputazione è solo quello che gli altri pensano che voi siate” John Wooden

giovedì 16 febbraio 2017

Umorismo a Palermo

Terrò un corso sull’umorismo nei giorni 24/25/26 marzo a Palermo presso il centro Diogene in via Arturo Graf 3.


Per iscrizioni e informazioni potete telefonare a:
Alessandra 3204844710

venerdì 10 febbraio 2017

Riflessioni sul coach: parte prima

Vediamo il rapporto tra coach e coachee.
I parallelismi con lo sport sono costanti. Il primo riguarda la scelta dell’allenatore. La persona deve stimare e rispettare il proprio allenatore anche in ambito formativo, ma non solo, infatti, occorre che il primo incontro apra a una relazione di fiducia e di comprensione reciproca. Se il coachee ha deciso personalmente di iniziare questo percorso, l’impostazione tra coach e coachee avviene in modo abbastanza spontaneo.


Nel caso in cui, invece, sia l’azienda ad offrire questa formazione allora il contratto deve essere chiaro e deciso a inizio percorso. Occorre, inoltre, mantenere il segreto professionale su ciò che emerge negli incontri. È possibile, dal mio punto di vista, inviare un report di ogni incontro solo con l’approvazione del coachee e che riguardi esclusivamente il percorso che si sta svolgendo senza entrare nei dettagli personali che il coachee offre alla fiducia del coach.

Il coaching, dunque, è un sostegno teorico e pratico che l’allenatore fornisce al suo allenato. All’interno del coaching di formazione vi è sia la consulenza individuale sia l’allenamento.

lunedì 6 febbraio 2017

Corso umorismo a marzo in Sicilia

Gli amici siciliani si sono messi in moto per organizzare un corso sull’umorismo: nei giorni 24/25/26 marzo a Palermo. La sede è ancora da definire, ma io ho già il biglietto aereo. Chi fosse interessato mi scriva in privato (patrizia.rovati@alice.it).

venerdì 3 febbraio 2017

Allenamento e fragilità


"Allenare significa affrontare una serie infinita di sfide: la maggior parte di esse ha a che vedere con la fragilità dell'essere umano" 

venerdì 27 gennaio 2017

Il coach: introduzione

Quasi 20 anni fa si cominciava a parlare di coaching anche in azienda. Il coaching venne introdotto in quanto considerato un nuovo metodo per fare formazione “fuori dall’aula” e in modo più congruente con una realtà aziendale incentrata anche sulla crescita individuale.

La parola inglese coach significa allenatore, infatti alla maggioranza delle persone la prima idea che appare alla mente è una persona capace di osservare, sostenere un atleta e, anche, migliorare le prestazioni del coachee (l’allenato).


Coach nello sport, quindi, è chi imposta l’apprendimento, sprona il miglioramento continuo dell’atleta, motivandolo e guidandolo.
Anche nel contesto della formazione il compito del coach è quello di accompagnare l’allenato da un punto di partenza a un punto di arrivo, riconoscendo e utilizzando le potenzialità, le qualità e le capacità del coachee.
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