venerdì 23 giugno 2017

Bla, bla, bla


«Metà della popolazione mondiale è composta da persone che hanno qualcosa da dire ma non possono. L’altra metà da persone che non hanno niente da dire e continuano a parlare» 
Robert Frost

venerdì 16 giugno 2017

La comunicazione assertiva: i tre comportamenti principali

Nel precedente post abbiamo introdotto la comunicazione assertiva.
I teorici dalla comunicazione assertiva hanno studiato il modo in cui le persone comunicano tra loro su vari livelli e hanno individuato tre tipologie di comportamento principali: passivo, aggressivo e assertivo.


Il comportamento passivo è attento agli altri, influenzato e condizionato dagli altri, il suo obiettivo è di ricevere amore così tende a compiacere gli altri per ottenere questo vantaggio inconsapevole.
Il comportamento aggressivo, al contrario, è attento solo a sé, prevarica gli altri, usa modi distruttivi e il suo obiettivo è rappresentato dal potere.
Il comportamento assertivo, invece, è attento sia a sé sia agli altri, usa modi gratificanti sia verso sé sia verso gli altri e l’obiettivo è il successo di sé insieme agli altri.

Occorre, dunque, saper comunicare le proprie emozioni, saper esprimere parere contrario senza aggredire, sapersi auto-apprezzare e avere consapevolezza delle proprie emozioni.

venerdì 9 giugno 2017

La comunicazione assertiva

«L'assertività è la capacità del soggetto di utilizzare in ogni contesto relazionale, modalità di comunicazione che rendano altamente probabili reazioni positive dell'ambiente e annullino o riducano la possibilità di reazioni negative»


B. Libet, P. Lewinsohn 

lunedì 29 maggio 2017

Incontro informativo gratuito sulla PNL con aperitivo

Venerdì 23 giugno dalle 18,30 alle 20,30 a Milano presso l’Hotel Colombo, in Corso Buenos Aires 3, si terrà un incontro informativo sulla PNL.

Patrizia Rovati parlerà di: Cosa è la PNL: origini e modello, A cosa può servire ed i campi di applicazione, Come si può impararla, Come sono organizzati i corsi di PNL Meta.


L’iniziativa è gratuita e su prenotazione: pertanto ti preghiamo di confermare alla nostra segreteria (tel. 051-334805, e-mail: info@pnlmeta.it / info@iipnl.it) la partecipazione.
L'invito può essere esteso agli amici interessati alla PNL e ricordiamo il BONUS di 1 seminario a scelta per ogni iscritto al 1° PNL tramite tua segnalazione.

venerdì 26 maggio 2017

La comunicazione assertiva: introduzione

La comunicazione assertiva riguarda l’interazione con gli altri. Chi utilizza una comunicazione assertiva è attivo, partecipe e non subisce. Per accedere a questa attitudine occorre avere fiducia in sé stessi e negli altri, esplicitare i propri diritti senza negare quelli degli altri e acquisire la capacità di comunicare le proprie emozioni in modo tranquillo e chiaro. È importante, inoltre, assumersi la responsabilità delle proprie azioni e accettarne le conseguenze.


Questo stile di comunicazione usa un linguaggio non verbale aperto e coerente con tutti i livelli, infatti, è necessario che anche la voce trasmetta tranquillità e apertura.
La base della comunicazione assertiva consiste nel prestare la massima attenzione al contenuto sia razionale sia emotivo, offrire feedback e chiedere chiarimenti. Le parole devono esprimere fiducia sia in sé stessi sia nell’interlocutore, evitando giudizi, per non ferire l’altro.

venerdì 19 maggio 2017

venerdì 12 maggio 2017

I miei incontri di coach: le nostre contraddizioni

Spesso per un bambino il mondo degli adulti è incomprensibile e questo potrebbe causare problemi in età adulta.
Per esempio un genitore spiega al proprio figlio che bisogna sempre dire la verità, che la sincerità è una qualità importante. La sera, poi, arrivano degli ospiti che elogiano una pietanza che la madre ha portato in tavola e il bambino sa che è stata comperata in rosticceria, in quanto era con la madre durante l’acquisto. La madre ringrazia serena e tranquilla e il bambino rimane smarrito perché non capisce. 

Una bambina a scuola ha un’insegnante che la prende in giro quando commette errori, però quella stessa maestra spiega che bisogna mostrare molto rispetto per chiunque e la bambina non capisce ed è confusa.


Durante la formazione e il coaching, dunque, sarebbe necessario essere il più possibile consapevoli se i comportamenti che attuiamo siano coerenti con le nostre enunciazioni.

venerdì 5 maggio 2017

venerdì 28 aprile 2017

I miei incontri di coach: sulla rabbia

Ultimamente, nei miei incontri di coach, sto conoscendo persone che raccontano di attacchi di rabbia che bloccano e attraverso cui perdono lucidità.
Questa emozione si manifesta con intensità diverse: irritazione e fastidio sono parole che indicano una minore intensità, mentre collera, furore e rabbia danno l’idea di una potenza maggiore.


La rabbia è una emozione piena di energia che si attiva quando non è possibile soddisfare i propri bisogni. Quando ci sentiamo impotenti spesso la rabbia si attiva verso ciò che riteniamo causa della sofferenza, spesso verso una persona. Ci arrabbiamo, insomma, quando qualcosa o qualcuno è un ostacolo alla realizzazione di un desiderio oppure quando il comportamento di un’altra persona tocca un valore per noi importante. È possibile, di conseguenza, scaricare la rabbia su colui che riteniamo responsabile oppure reprimere l’emozione.  Per molte persone, soprattutto per le donne, è difficile accettare il sentimento di rabbia. Riconoscere da dove parte la sensazione, però, può significare divenire consapevoli di sé stessi e così iniziare a gestire in modo diverso gli attacchi d‘ira o di irritazione.

venerdì 21 aprile 2017

Motivazione


«Il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo»

Winston Churchill

mercoledì 12 aprile 2017

Corso Umorismo



Grazie a tutti i partecipanti del corso sull’Umorismo di Palermo che hanno reso l’esperienza unica. Per chi vivesse a Nord e fosse interessato terrò un corso a Milano dal 13 al 15 ottobre. Sono aperte le pre-iscrizioni.

venerdì 7 aprile 2017

Storiella per meditare

Un uomo stava camminando lungo la spiaggia, quando notò un ragazzo che raccoglieva qualcosa da terra e lo lanciava nel mare. Una volta avvicinatosi l’uomo notò che ciò che il ragazzo lanciava erano stelle di mare. Il ragazzo era circondato da queste creature, lungo la spiaggia, per miglia e miglia sembrava che ce ne fossero migliaia. 
«Perché mai stai lanciando stelle di mare in acqua?» chiese una volta arrivato vicino al ragazzo. «Se queste stelle di mare resteranno sulla spiaggia, domattina, quando la marea si ritirerà, moriranno» rispose il ragazzo continuando il suo lavoro. «Ma è ridicolo!» esclamò l’uomo, «guardati intorno ci sono migliaia di stelle su molte miglia e miglia di spiaggia. Come puoi pensare che quello che stai facendo faccia la differenza?»


Il ragazzo raccolse un’altra stella di mare, si fermò pensoso e mentre la lanciava in acqua commentò: «Farà la differenza per questa».

venerdì 31 marzo 2017

Umorismo a Milano



Terrò un corso sull’Umorismo a Milano il 13/14/15 ottobre. 


Sono aperte le preiscrizioni! Chi viene?


venerdì 24 marzo 2017

Riflessioni sul coach: ultima parte

La relazione tra coach e coachee è essenziale per un percorso efficace. Riprendendo l’analogia con lo sport, infatti, il clima tra un allenatore e lo sportivo dovrebbe essere di fiducia e di rispetto reciproco. Il coachee dovrebbe sentirsi in una situazione di estremo agio parlando di sé e di tutto ciò che desidera. Se il coach si accorge che il suo cliente sta cercando la sua approvazione o è in difficoltà perché pensa di essere giudicato deve immediatamente mettere in atto comportamenti diversi per superare questi ostacoli relazionali. Il cliente deve sentire di poter confidare anche elementi intimi e di avere la libertà di, eventualmente, esprimere disaccordo sempre all’interno della relazione.

È dentro e attraverso la relazione, insomma, che si potranno costruire risultati di successo. La responsabilità, inoltre, è del coach che ogni volta dovrà porsi domande sul livello della relazione e guardare il coachee cercando di cambiare spesso punto di vista.


I vantaggi del coach sono molteplici. L’attore principale è il coachee, che mette in atto risorse e atteggiamenti personali, facendo così leva sulle sue motivazioni personali. E’ un metodo che porta verso la riflessione, il cambiamento e la capacità di apprendere da sé, infatti è un percorso fortemente connesso al contesto reale del coachee.

venerdì 10 marzo 2017

Riflessioni sul coach: parte terza

Dopo aver iniziato a trattare il mondo del coach oggi perseguiamo con ulteriori riflessioni.
Il committente è colui che dà l’incarico e paga il percorso e, ovviamente, può essere la persona stessa e in questo caso non ci sono problemi di interferenze.

Nel mondo aziendale, però, spesso il percorso di coaching è proposto dall’azienda. In questo caso un primo incontro dovrebbe essere tra il responsabile del personale e il superiore del coachee per definire gli obiettivi del percorso. Il coach dovrà immediatamente chiarire che non ci possono essere interferenze da parte dell’azienda, infatti deve essere evitato qualsiasi sospetto di controllo. Il coach dovrebbe essere un consulente esterno proprio per evitare questi rischi di interferenze.


Un buon coach dovrebbe, a mio parere, aver lavorato su sé stesso, aver raggiunto un buon livello di consapevolezza di ciò che attua all’interno della relazione. Deve essere in grado di riconoscere le proprie emozioni e le proprie reazioni in determinate situazioni. A mio parere, infatti, non è sufficiente seguire una scuola di coaching, ma occorrerebbe intraprendere anche un percorso personale e, successivamente, una supervisione.

venerdì 3 marzo 2017

Perdere


«Non si può decidere come e quando perdere, 
però si può decidere come reagire per vincere la prossima volta» 

venerdì 24 febbraio 2017

Riflessioni sul coach: parte seconda

Attraverso il coaching è possibile ottenere l’acquisizione di nuove capacità, coerenti con il sistema di valori, l’ampliamento delle prospettive, la possibilità di trovare nuove vie, un cambiamento di atteggiamento verso sé stessi e gli altri e, infine, il miglioramento delle performance.


Così il coach è utile a raggiungere una buona consapevolezza di sé, dei propri punti di forza e dei punti deboli. È il coachee che scopre obiettivi, risorse e nuove prospettive, sostenuto dall’allenatore. A volte i risultati sono verso il superamento di ostacoli interni e lo sviluppo di potenzialità non ancora espresse in modo completo.

venerdì 17 febbraio 2017

Sui giudizi altrui


"Preoccupatevi più del vostro carattere che della vostra reputazione, perché il vostro carattere è quello che siete realmente, mentre la vostra reputazione è solo quello che gli altri pensano che voi siate” John Wooden

giovedì 16 febbraio 2017

Umorismo a Palermo

Terrò un corso sull’umorismo nei giorni 24/25/26 marzo a Palermo presso il centro Diogene in via Arturo Graf 3.


Per iscrizioni e informazioni potete telefonare a:
Alessandra 3204844710

venerdì 10 febbraio 2017

Riflessioni sul coach: parte prima

Vediamo il rapporto tra coach e coachee.
I parallelismi con lo sport sono costanti. Il primo riguarda la scelta dell’allenatore. La persona deve stimare e rispettare il proprio allenatore anche in ambito formativo, ma non solo, infatti, occorre che il primo incontro apra a una relazione di fiducia e di comprensione reciproca. Se il coachee ha deciso personalmente di iniziare questo percorso, l’impostazione tra coach e coachee avviene in modo abbastanza spontaneo.


Nel caso in cui, invece, sia l’azienda ad offrire questa formazione allora il contratto deve essere chiaro e deciso a inizio percorso. Occorre, inoltre, mantenere il segreto professionale su ciò che emerge negli incontri. È possibile, dal mio punto di vista, inviare un report di ogni incontro solo con l’approvazione del coachee e che riguardi esclusivamente il percorso che si sta svolgendo senza entrare nei dettagli personali che il coachee offre alla fiducia del coach.

Il coaching, dunque, è un sostegno teorico e pratico che l’allenatore fornisce al suo allenato. All’interno del coaching di formazione vi è sia la consulenza individuale sia l’allenamento.

lunedì 6 febbraio 2017

Corso umorismo a marzo in Sicilia

Gli amici siciliani si sono messi in moto per organizzare un corso sull’umorismo: nei giorni 24/25/26 marzo a Palermo. La sede è ancora da definire, ma io ho già il biglietto aereo. Chi fosse interessato mi scriva in privato (patrizia.rovati@alice.it).

venerdì 3 febbraio 2017

Allenamento e fragilità


"Allenare significa affrontare una serie infinita di sfide: la maggior parte di esse ha a che vedere con la fragilità dell'essere umano" 

venerdì 27 gennaio 2017

Il coach: introduzione

Quasi 20 anni fa si cominciava a parlare di coaching anche in azienda. Il coaching venne introdotto in quanto considerato un nuovo metodo per fare formazione “fuori dall’aula” e in modo più congruente con una realtà aziendale incentrata anche sulla crescita individuale.

La parola inglese coach significa allenatore, infatti alla maggioranza delle persone la prima idea che appare alla mente è una persona capace di osservare, sostenere un atleta e, anche, migliorare le prestazioni del coachee (l’allenato).


Coach nello sport, quindi, è chi imposta l’apprendimento, sprona il miglioramento continuo dell’atleta, motivandolo e guidandolo.
Anche nel contesto della formazione il compito del coach è quello di accompagnare l’allenato da un punto di partenza a un punto di arrivo, riconoscendo e utilizzando le potenzialità, le qualità e le capacità del coachee.

venerdì 13 gennaio 2017

Creatività e cambiamento: parte seconda

Un pensiero o una fantasia divengono creativi quando assumono la consistenza di un oggetto, di una forma o di un costrutto. Il processo creativo, si può così riassumere in quattro fasi. La prima è la preparazione, che riguarda la percezione del problema o della situazione che si intende analizzare. Questa fase è molto importante infatti è bene ricordare che “la risposta è una conseguenza della domanda”.
La seconda fase prevede l’applicazione di una tecnica, basata, per esempio, sull’associazione di idee. Questa fase, inoltre, è collegata a un periodo di sedimentazione, dove è necessario allontanarsi dalla ricerca e lasciare che la mente produca collegamenti in modo inconsapevole.
La terza fase consiste nel riprendere il tutto in un nuovo momento di una scoperta, dove è possibile trovare una soluzione che soddisfi.

La quarta fase, invece, riguarda la possibilità di attuare l’idea.


È bene, allora, concedere spazio nell’azienda e nel gruppo di lavoro ad atteggiamenti aperti verso l’ambiente, cercando anche di sviluppate la tendenza a lasciarvi attirare da ciò che è sconosciuto. È possibile, per esempio, organizzare momenti di creatività, dove vengano affrontati problemi e situazione definite, la cui durata non dovrebbe superare le due ore, con un conduttore capace di stimolare i presenti che dovrebbero essere al massimo una decina. L’aspetto fondamentale è l’assenza di qualsiasi giudizio, unico elemento che non può essere presente in un incontro creativo.

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