venerdì 18 maggio 2018

venerdì 11 maggio 2018

Comunicare con malati di Alzheimer e demenza: parte II

Per instaurare un contatto ideale con il malato è bene scegliere un luogo ben illuminato (mai penombra) quando entrate nella stanza dove c’è la persona dite il vostro nome, mettete le vostre mani sulle spalle o sulle mani del malato. Muovetevi adagio e mettetevi di fronte all’altezza dei suoi occhi, così favorirete il contato visivo. Così il malato potrà vedere anche la mimica facciale e creerete un clima di intimità. Evitate di creare confusione e di eccedere nei rumori. Quando parlate fate in modo che entrambi siate concentrati sulla vostra comunicazione. Non parlategli mentre mangia o svolge altre azioni e neppure voi parlategli mentre fate altro. Infatti la sua difficoltà di concentrazione potrebbe farlo irritare o creargli ansia.
Spesso il malato può sentire la necessità di stare in silenzio: rispettiamo questi desideri. Quando vi accorgete che vi state arrabbiando o vi spazientite, allontanatevi fino a che non avete ripreso un tono buono di umore.


Tentare sempre di comunicate con il cuore. Dovreste sempre cercare di immedesimarvi nel vissuto del malato per capire meglio comportamenti, sentimenti ed emozioni del malato. Il ruolo della comunicazione non verbale è fondamentale. L’espressione del viso (anche se il malato non riconosce il volto, ne coglie sempre il sorriso), lo sguardo, l’intonazione della voce (mai troppo alta), il linguaggio corporeo (il modo di muoversi e di comportarsi), il contatto fisico (prendergli la mano) contribuiscono a trasmettere al malato il nostro stato d’animo e i sentimenti che sentiamo Per questo motivo, dobbiamo essere consapevoli del nostro linguaggio corporeo.
È bene inoltre, eliminare, il paragone tra la persona affetta da Alzheimer e un bambino, infatti il malato rimane sempre una persona adulta con un proprio passato, pertanto indirizzarsi a lui come fosse un bambino lo può solo umiliare e potrebbe scatenare reazioni aggressive.

P.S. Se siete interessati a leggere la prima parte andate qui

venerdì 27 aprile 2018

Alzheimer e memoria


“Se non riesci a ricordare dove hai messo le chiavi, non pensare subito all'Alzheimer; inizia invece a preoccuparti se non riesci a ricordare a cosa servono le chiavi” Rita Levi Montalcini

venerdì 20 aprile 2018

Comunicare con malati di Alzheimer e demenza: parte I

Vorrei affrontare, nell’ambito della comunicazione, un tema a me caro, ma che rappresenta un argomento che può creare disagio ad essere affrontato.
La malattia di Alzheimer descritta nel 1907 è la più frequente causa di demenza nei paesi occidentale. È un processo degenerativo che distrugge lentamente e progressivamente le cellule del cervello. In estrema sintesi i neuroni non riescono più a trasmettere gli impulsi nervosi e da qui nascono i sintomi caratteristici della malattia, come perdita di memoria e difficoltà del linguaggio, ma anche stati confusionali, cambi di umore e disorientamenti spazio-temporali.
Quello che mi interessa è cercare di indicare alcune possibili modalità di comunicazione con questo tipo di malati, in quanto spesso i famigliari faticano a creare una relazione e si sentono frustrati e disperati.


La malattia di Alzheimer è associata ai disturbi della comunicazione. Il graduale peggioramento nell'abilità di farsi capire o di capire gli altri si rivela una delle conseguenze tra le più disastrose e disarmanti da affrontare sia per il malato sia per i familiari o badanti.
Sarebbe bene, quindi, attrezzarsi già dai primi stadi della malattia con una serie di mezzi e tecniche di facile applicabilità che tentino di migliorare o mantenere efficace e viva il più a lungo possibile la reciproca comunicazione.
Dal mio punto di vista prendersi cura di chi soffre di questa malattia, significa anche accompagnare la persona in questo cammino di progressivo deterioramento e vuol dire ascoltarla, capirne i bisogni e trovare un livello di comunicazione che spesso esula dalle parole e dai discorsi.

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