venerdì 31 gennaio 2014

venerdì 24 gennaio 2014

Il gioco delle nove palle

Il gioco delle nove palle può essere adatto, per esempio, ad un corso sul team building.

Gli strumenti necessari sono: uno spazio abbastanza ampio, nove palle di forma e dimensione diverse, un cronometro, una flip chart (lavagna a fogli mobili) e dei pennarelli. Importante è anche il numero dei partecipanti che deve essere di  circa 8-10 elementi.
Innanzitutto bisogna far disporre i partecipanti in cerchio, considerando che anche il trainer fa parte del cerchio. Il trainer tira la palla una prima volta per stabilire la sequenza di passaggi. Una regola è che la palla non può essere passata alla persona vicina, ma solo a chi è distante almeno di due posti. Stabilita la sequenza, che non potrà essere cambiata, il trainer lancerà di seguito le nove palle una alla volta. Le regole sono che tutti devono toccare ogni palla, ma una sola volta, inoltre nessuno può avere in mano più di una palla contemporaneamente. Il trainer prende il tempo. Dopo aver svolto una prima prova chiede una previsione temporale, ovvero quante palle in quanto tempo il gruppo si aspetta di riuscire a lanciare.
Bisogna ricordare inoltre la regola per cui la sequenza stabilita non può essere modificata e nemmeno la posizione all’interno del cerchio. È importante sapere che ogni palla che cade è persa e non può essere raccolta.


Il trainer passa la prima palla al primo partecipante della sequenza e contestualmente fa partire il cronometro, poi la seconda palla non appena la prima è stata passata al secondo partecipante e così via fino all’ultima palla. Quando l’ultima palla è arrivata all’ultimo partecipante della sequenza ferma il cronometro: segna il numero delle palle giunte a destinazione e il tempo impiegato.
A questo punto è necessario concedere tre minuti per ripianificare l’attività, quindi è opportuno ripetere il gioco, ma al massimo per tre volte.

mercoledì 15 gennaio 2014

Commenti al post Giallo

Qualche giorno prima di Natale mi sono arrivati dei commenti interessanti da marmotta, che, anche se credo ora sia in letargo, ringrazio fortemente. Se avete voglia potete leggere qui il post e i successivi commenti. Partendo da una discussione sui colori siamo arrivati a parlare di emozioni e di estremi. Continuo con alcune considerazioni.


Gli estremi, secondo me, sono le emozioni vissute totalmente. Siamo in grado almeno di riconoscere e stare nelle emozioni? In un lavoro individuale ho chiesto ad un cliente di immaginare un paesaggio invernale e di dirmi quali emozioni stesse sentendo. La risposta è stata: “Nessuna”. Ci sono molte persone che non sanno riconoscere le proprie emozione, e quindi descrivono i pensieri sulle emozioni. Come riattivare questo blocco? Non lo so ancora, voi avete consigli o commenti al riguardo?
Inoltre mi sono chiesta come mai il post intitolato Giallo abbia attirato molti e stupendi commenti, mentre altri post, se pure sono stati letti ed apprezzati, non hanno suscitato stimoli a commentare. Forse perché giallo è un argomento molto ampio e quindi libero?

Per favore, datemi una “mano-parola” a capire meglio, lettori del mio blog. Grazie a tutti.

venerdì 10 gennaio 2014

Considerazioni su esercizi e giochi in aula

Ho parlato spesso di giochi in ambito formativo. Il loro valore è per me racchiuso in queste parole di Confucio:
“Ascolto e dimentico.

Leggo e capisco.
Vedo e ricordo.
Agisco e imparo.”

Alcuni obiettivi nell’utilizzo di giochi ed esercizi possono, per esempio, essere: coinvolgere i partecipanti, verificare contenuti teorici, attenuare l’ansia da prestazione, facilitare la creazione di un clima rilassato, aumentare l’attenzione ed anche, perché no, divertire.
Apprendere divertendosi è una possibilità che reputo fondamentale nel lavoro del formatore.



Ecco alcune indicazioni per chi conduce i giochi. Il formatore dovrebbe intervenire il meno possibile, dopo spiegato in modo dettagliato il gioco prima del suo avvio. Dovrebbe cercare di creare un clima favorevole, spiegando l’importanza dell’esperienza, ma  tranquillizzando chi potrebbe avvertire sentimenti di ansia. Inoltre dovrebbe seguire attentamente le emozioni che possono nascere nei singoli partecipanti ed essere così pronto a “proteggere” ogni individualità. Dopo la conclusione dei giochi è importante curare ed ascoltare i feed-back. Non solo i feed-back ci devono sempre essere, ma devono coinvolgere tutti i partecipanti e dovrebbero essere completi e precisi il più possibile.

giovedì 9 gennaio 2014

Avviso ai naviganti: cambio di rotta

Da qualche tempo dedico le mie capacità ad aiutare a superare problemi personali in incontri individuali. Qualcosa tra il coaching e il counseling.

Lo so è un leggero cambio di rotta della Patti, ma sapete tutti quanto io ami cambiare.  Dunque per chi fosse interessato io ci sono.
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