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venerdì 16 dicembre 2016

Una metafora per il periodo natalizio

Oggi vi riporto una metafora che mi piace molto e che trovo adatta anche al periodo natalizio che stiamo per affrontare. È tratta da “La preghiera della rana” di Anthony De Mello 


Due autocarri erano affiancati dalla parte posteriore e l’autista stava cercando faticosamente di trasportare un’enorme cassa da un veicolo all’altro.
Un passante, vedendo che la situazione era disperata, si offrì di aiutarlo. Così i due continuarono a sudare e sbuffare per oltre mezz’ora senza combinare nulla.
“Temo che non ci sia niente da fare”, disse ansimando il tizio, “non ce la faremo mai a tirarla giù dal camion”.
“Giù?” urlò l’autista, “mio Dio, io non voglio tirarla giù, la devo mettere su!”

venerdì 17 giugno 2016

Chi non sa sorridere non deve aprir bottega

In questo antico proverbio cinese vi è la sostanza, anche metaforica, dell'abilità di chiunque svolga un lavoro a contatto con le persone. Sorridere significa accogliere l’altro, pur nella diversità, vedendolo nella sua specifica singolarità.
Una delle storie più significative riguardanti l’arte di ascoltare è quella del giudice saggio: di fronte a due litiganti egli ascolta il primo con molta attenzione e gli dice “hai ragione”, poi ascolta il secondo con altrettanta attenzione e, anche a lui, dice “hai ragione”.
Subito si alza una persona dal pubblico esclamando: “Eccellenza non possono avere ragione entrambi!”. Il giudice pensa un attimo e poi aggiunge “hai ragione anche tu!”
Questa storiella riflette la struttura dinamica di ogni comunicazione di accoglienza reciproca, ovvero il saper cambiare abitudini con cui percepiamo e valutiamo la realtà.


Un buon comunicatore occorre che sappia riconoscere la differenza fra cambiare punto di vista dentro un contesto dato per scontato e cambiare quel contesto, così che comunicare significhi ascoltare e osservare per capire.
L’abilità del buon osservatore non riguarda la notazione delle differenze nei comportamenti, ciò che lo appassiona sono i processi circolari e le dinamiche comunicative. Si muove in un ambito relazionale e riflessivo dove l’osservatore è parte del sistema osservato.
Imparare in modo sistemico l’arte di ascoltare/osservare, per poter comunicare, è un processo reso difficile da due ostacoli. Il primo ostacolo è rappresentato dalla cultura, infatti qualsiasi cultura tende inevitabilmente a educare a determinati punti di vista come fossero unici o migliori. Il secondo ostacolo, apparentemente endemico della cultura occidentale, riguarda il suo attenersi a criteri validi solo all’interno di contesti scontati.

La questione non è buttare via l’abitudine al pensiero dominante, adeguata ai contesti semplici, si tratta di acquisirne un’altra.
Come, infatti, insegna Marianella Sclavi «quello che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per veder il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista».

venerdì 4 marzo 2016

Sulle emozioni: il samurai

In un'antica leggenda giapponese si narra di un samurai che un giorno sfidò un maestro Zen chiedendogli di spiegare i concetti di paradiso e inferno. Il monaco, però, replicò con disprezzo: “Non sei che un rozzo villano; non posso perdere il mio tempo con gente come te!”.
Sentendosi attaccato nel suo stesso onore, il samurai si infuriò e sguainata la spada gridò: “Potrei ucciderti per la tua impertinenza”.
“Ecco” replicò con calma il monaco “questo è l'inferno”.
Riconoscendo che il maestro diceva la verità sulla collera che lo aveva invaso, il samurai, colpito, si calmò, ringuainò la spada e si inchinò, ringraziando il monaco per la lezione.
“Ecco” disse allora il maestro Zen “questo è il paradiso”.


L'improvviso risveglio del samurai e il suo aprire gli occhi sul proprio stato di agitazione ci mostra, a mio parere, quanto sia fondamentale la differenza fra l'essere schiavi di un' emozione e il divenire consapevoli del fatto che essa ci sta travolgendo. Il consiglio di Socrate, «conosci te stesso», fa riferimento a questa fondamentale dimensione di una competenza comunicativa autentica: la consapevolezza delle proprie emozioni nel momento stesso in cui esse si presentano.

venerdì 19 febbraio 2016

Metafora sul cambiamento

L’emozione del cambiamento
Dopo trent’anni di serate trascorse tutte
Davanti al televisore,
un marito disse alla moglie:
“Perché questa sera non facciamo qualcosa di speciale?”

Nella mente di lei balenò
immediatamente la speranza di
un bel giro in città.
“Evviva!” esclamò. “Che si fa?”

“Facciamo cambio di poltrona!”


 (Da La preghiera della rana di Anthony De Mello, Edizione Paoline)

Il mio commento: le donne sperano nei cambiamenti, gli uomini amano le abitudini.

venerdì 11 dicembre 2015

Storiella zen

«Un maestro zen stava dipingendo e chiese al suo miglior discepolo di sedere al suo fianco e di dirgli quando il dipinto fosse stato perfetto.
Il discepolo era preoccupato e anche il maestro lo era: il discepolo non aveva mai visto il maestro fare qualcosa di imperfetto, ma quel giorno tutto sembrava andare per il verso sbagliato. Più il maestro tentava e più tutto diventava un caos.

Sia in Giappone sia in Cina, l’intera arte della calligrafia è eseguita su carta di riso, carta molto sensibile e fragilissima. Basta la più piccola esitazione e per secoli ne resta il segno, infatti se tentenni, sulla carta di riso si spande più inchiostro, trasformando il tratto in una macchia. Sulla carta di riso è molto difficile ingannare: devi continuare a fluire, non devi mai esitare.
Se esiti anche solo per un attimo, hai già fatto un disastro, e chiunque abbia un occhio attento dirà immediatamente: “Questo non è affatto un dipinto zen!” Poiché per esserlo devi avere un tratto spontaneo e fluente.



Il maestro tentò e ritentò, e più tentava…iniziò a sudare. Il discepolo era seduto al suo fianco, e continuamente scuoteva la testa , ripetendo: “No, questo non è perfetto”. E il maestro faceva errori su errori. A un certo punto l’inchiostro stava per finire e il maestro disse: “ Va’ fuori e preparane altro.”
E mentre il discepolo non c’era, fece il suo capolavoro.
Al ritorno il discepolo chiese: “Maestro, ma questo è perfetto! Cosa è accaduto?”
Il maestro rise e disse: “Ero diventato consapevole della tua presenza. L’idea stessa che qualcuno fosse presente ad apprezzare o a condannare, a negare o sostenere, ha disturbato la mia tranquillità interiore. Ora non sarò più disturbato: ho compreso che stavo cercando di fare qualcosa di perfetto, e quella era la sola ragione per cui ciò che facevo non era perfetto.”»

venerdì 26 giugno 2015

Soffioni

Dopo alcune riflessioni sull’autostima vi avevo promesso una metafora rappresentativa, eccola
C’era un uomo che andava molto fiero del suo prato all’inglese. Lo amava e lo curava. Ogni mattina apriva le persiane e ammirava estasiato il suo meraviglioso prato. Un giorno, però, aprendo la finestra, trovò il suo giardino invaso da una grande quantità di soffioni.
Si mise subito all’opera per estirparli. Inizialmente provò con i diserbanti naturali, ma dopo una settimana i soffioni erano di nuovo lì. Provò, allora, con ogni metodo che conosceva. Fece ricerche in Internet e sulle riviste specializzate, ma niente. I soffioni continuavano a tormentarlo. Andò persino a chiedere consiglio ai suoi vicini, con cui non era mai andato d’accordo, ma non trovò alcun rimedio. 
Alla fine, desolato, scrisse al Ministero dell’Agricoltura spiegando tutti i tentativi falliti e concluse la lettera chiedendo disperato: “E ora cosa faccio?”


A tempo debito giunse la risposta: 
“Le consigliamo di imparare ad amarli”.

venerdì 6 settembre 2013

Festina lente

Ben ritrovati! Sebbene siamo già in pieno ritmo di lavoro e di sviluppo progetti, vorrei coccolarci con il ritmo ancora rilassato e caldo dell’autunno. Per questo motivo oggi vi consiglio una lettura leggera per rientrare nella quotidiana frenesia degli impegni con la maggior energia e calma possibile. Un motto latino che apprezzo molto recita Festina lente. Significa affrettarsi lentamente e proprio con questo spirito vorrei ricominciare il percorso di questo blog.


Suggerisco questo libro come metafora dell’insegnamento: Lo zen e il tiro con l’arco di Eugen Herrigel, Adelphi. L’ho letto la prima volta tanti anni fa, ma lo rileggo spesso anche alla fine di alcuni percorsi formativi, ed ogni volta vi trovo sempre idee profonde e pensieri suggestivi.

venerdì 12 luglio 2013

Uno strumento ciceroniano

Cicerone nel trattare dell’arte oratoria sottolinea l’importanza di usare varie figure retoriche. Il formatore in aula dovrebbe, a mio avviso, usare metafore, esperienze dirette ed analogie. È essenziale prepararsi attraverso un lavoro di ricerca che consiste nel conoscere, almeno a grandi linee, di che cosa si occupano i partecipanti, se di una stessa azienda, cercando anche informazioni sul loro sito internet. Questo è fondamentale per possedere un linguaggio adeguato e costruire delle analogie il più possibile vicine all'esperienza di lavoro dei partecipanti. “Parlare di loro con loro.” In questo modo si sentiranno accolti e capiti.


In contrapposizione quello che è definito il formatore “classico” è descritto come asettico, quasi privo di emozioni ed empatia con l’aula. Al contrario io preferisco parlare di me, della mia vita e delle mie esperienze. Attenzione non è una parentesi al corso o una digressione, bensì è un modo per costruire metafore aderenti agli argomenti che sto trattando. Quindi il mio metodo e consiglio è quello di prepararsi dei piccoli aneddoti utili per comunicare con quella parte delle persone più emozionale e più inconscia.
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