lunedì 20 dicembre 2010

Rimanere a letto ancora un po'

Siamo arrivati al 20 di dicembre... non so voi, ma io non vedo l’ora di rimanere a letto la mattina al calduccio del piumone e rilassarmi e leggere mentre sorseggio il primo caffè della giornata! Anche se lavorerò ancora in questi giorni sono già proiettata verso un po’ di sano ozio. Ed ecco che dedico l’ultimo post dell’anno ad un libro: potete leggero, regalarlo o entrambe le cose!!


Maurizio castagna
Progettare la formazione. Guida metodologica per la progettazione del lavoro in aula.
Franco angeli editore

Vi auguro di trascorrere delle festività gioiose e rilassanti! Ci vediamo l'anno prossimo!!

giovedì 16 dicembre 2010

Un altro entusiasmante progetto in cui mi sono imbarcata

Un altro entusiasmante progetto in cui mi sono imbarcata..un altro!!???? Direte voi!!! Ebbene sì e chi mi conosce lo sa: mi piace creare nuovi progetti, sperimentare e non fermarmi mai!! Ecco una piccola guida intitolata IL FORMATORE SI PREPARA E SI VERIFICA e già dal titolo si capisce quale sia il suo obbiettivo. Infatti anche il formatore più esperto ha bisogno di ridefinire i punti e controllare ogni dettaglio prima di entrare in aula: ecco allora una breve guida per supportare (o sopportare) la fase finale della preparazione, per essere sicuri della propria preparazione e di non aver dimenticato niente.
E' il metodo che utilizzo io prima di ogni aula e ha sempre funzionato egregiamente!!!


Questa breve guida è in vendita quindi per chiuque sia interessato anche solo a ricevere informazioni più dettagliate non esitate a contattarmi!!!

26.01.11 AGGIUNGO

E' sintetica e realizzata a fumetti come guida per il formatore junior, quindi alle prime armi.
Tutto raccolto in 8 pagine.

27.06.11 AGGIUNGO
Per piacere leggete qui, grazie.

lunedì 13 dicembre 2010

Difficoltà a decidere?

Ed ecco una riflessione per tutti quelli (me compresa) con problemi decisionali:
    
 "Un uomo tirava a sorte tutte le sue decisioni. Non gli capitò maggior male che a quelli che riflettono."
Paul Valéry (1871-1945), scrittore francese.

venerdì 3 dicembre 2010

Cos'è il coaching?

Ed ecco un argomento nuovo a cui non abbiamo dedicato neanche un post: il COACHING!
che cos’è? Chiamiamo Coaching quel “processo che tende al miglioramento di una performance specifica, all’interno di un dato contesto”.
MIGLIORAMENTO: ci deve essere già un livello di performance attuato, per questo il coaching è diverso dall’apprendimento.
Ad esempio per fare coaching su un manager occorre che abbia già dimostrato una buona performance da manager.

CONTESTO: elemento fondamentale, si pone a livello di considerazione dell’identità di ruolo. Non si fa coaching sulla persona, ma sul ruolo e sull’identità di ruolo che è definita dal contesto di riferimento.

Questa è un’importante differenza fra coaching e terapia. Infatti, anche nel coaching si usano alcune strategie che si usano in terapia, ma il contesto o setting è diverso. In terapia ci si relaziona non tanto all’identità di ruolo ma all’identità complessiva della persona. Quindi in terapia si parla di miglioramento in tutti i contesti in cui si muove la persona. Ciò non significa che non si può attingere nel coaching ai miglioramenti prodotti negli altri contesti non di ruolo. Il coach non è né psicoterapeuta né giudice.

PERFORMANCE: in senso stretto si parla di strategie mentali e fisiche che la persona mette in atto e che sono efficaci.

Prossimamente parleremo di come si procede quando si fa coaching. Voi conoscevate già la pratica del coaching?




mercoledì 1 dicembre 2010

lunedì 22 novembre 2010

Costruire l'autostima

L’autostima non può essere costruita dall’oggi al domani.

Ogni cosa ha bisogno di tempo.
Se continuerai a fare sforzi coraggiosi giorno dopo giorno,
alla fine acquisterai fiducia.


Daisaku Ikeda, da “La nuova rivoluzione umana”

giovedì 11 novembre 2010

La mia prima aula: the beginner

Ricordo la prima volta in un’aula di formazione aziendale. Correva circa il 1987.

Nel passato avevo fatto formazione ad insegnanti di tutti i tipi di scuola, dagli asili nido alle scuole materne fino alle elementari. In quegli anni, dal ‘74 al ‘84 circa, si faceva formazione in abiti “informali”. Erano gli anni dove il vestito informale definiva il buon formatore, quello tranquillo che “non se la tirava”. Per una fortunata coincidenza mi proposero per la prima volta un corso in “azienda”, cioè in un luogo che era nuovo e diverso. Accettai…ma vi assicuro che l’agitazione, i dubbi e l’ansia crebbero esponenzialmente nei giorni che separarono il mio si con l’attuazione del corso. Due mesi di strazio!! Inoltre il responsabile della società per cui avrei lavorato era un tipo meticoloso, attento ai dettagli. Quasi ogni giorno mi telefonava per chiedermi come stesse andando.

Dopo circa una ventina di giorni volle che ci incontrassimo per verificare la struttura del corso cui stavo lavorando. Fu un pomeriggio estenuante. Il massimo lo raggiunse quando mi “spiegò” come avrei dovuto vestirmi. Prima cosa tailleur (non solo non ne avevo uno ma detestavo il tailleur), la gonna doveva essere all’altezza del ginocchio, le scarpe dovevano avere un tacco alto circa 3 cm, la camicia sotto la giacca doveva essere o bianca o azzurra, non aderente e niente gioielli vistosi e tintinnanti ( per questo nessun problema: non solo non portavo gioielli, ma non ne possedevo!). Per finire e per tranquillizzarmi del tutto, mi disse che a quel mio primo corso ci sarebbe stato presente il responsabile della formazione dell’azienda. Ovviamente avrebbe valutato la mia performance e deciso se avrei potuto continuare quel mestiere o no. Su queste basi iniziarono i trenta giorni più angoscianti della mia carriera di formazione aziendale.

Cosa successe in quei trenta giorni? Lo scopriremo nelle prossime puntate! Adoro questa vecchia battuta anche se abusata.

E voi vi ricordate la vostra prima aula? Raccontateci!

martedì 2 novembre 2010

Michele Rovati

Buongiorno a tutti/e!
Nel riprendere l'attività del blog vi voglio segnalare il nuovissimo sito di Michele Rovati, ovvero
http://www.michelerovati.com/
Come sapete mi piace sperimentare e portare nella formazione varie forme di comunicazione. Abbiamo accennato al teatro, ma con Michele ho avuto la possibilità di utilizzare il mezzo audio-visivo per creare originali dvd a sostegno di un percorso formativo sempre più mirato, creativo ed innovativo. Per me è sempre importante potermi avvalere di professionisti competenti che rendono possibile la concretizzazione delle mie idee.
Voi contaminate la formazione? In che modo?

lunedì 27 settembre 2010

Piccola pausa (ma non di riflessione)

Ciao a tutti e tutte!!
Una breve comunicazione di servizio. Ad ottobre dovrò/potrò lavorare molto, per questo, e anche perchè non amo fare le cose di fretta, non posterò sul blog fino a novembre. Non preoccupatevi ;-) ...sto bene!!
Un grande abbraccio a tutti e buon inizio autunno!

giovedì 23 settembre 2010

Il 20 di agosto è uscito un articolo su http://www.repubblica.it/  : Tangenti, truffe, poco lavoro. La formazione è una fabbrica di precari.” Avevamo già affrontato l’importanza dell’ onestà intellettuale nel lavoro del formatore. Vi invito a leggere questo articolo anche se con un po’ di ritardo non solo perché l’ho trovo molto interessante, ma anche e soprattutto perché ci ricorda che la nostra etica è importante!

venerdì 17 settembre 2010


Grazie a tutti quelli che hanno partecipato al sondaggio.


Capisco molto bene che commentare argomenti in internet non sia un’azione così naturale: io stessa, che consulto vari blog ogni settimana, raramente commento. Spesso mi sembra di non aver nulla di speciale o di così interessante da aggiungere. Chiaro che poi, quando mi trovo dall’atra parte e scrivo, ogni tanto mi sento un po’ sola nel freddo etere dell’universo web. Di base ero molto curiosa di sapere se c’è qualcuno che ogni tanto passa di qui a leggere e soprattutto se questo blog, per come è stato concepito fin ora, vi piace. Prendo i risultati di questo sondaggio e i commenti che avete postato come preziosi consigli su cui riflettere.

Grazie a tutti per il supporto e la sincerità! A prestissimo con nuovi e succosi argomenti.

giovedì 2 settembre 2010

Un anno fa...

Buongiorno!!
In questi giorni un anno fa nasceva concretamente il blog...avevamo passato buona parte dell'estate a progettare, discutere e creare. Adesso con un po' di esperienza in più sulle spalle...ne sappiamo ancora meno!!! Per festeggiare un primo piccolo traguardo vorrei proporvi un sondaggio che posterò qua sopra. Partecipate per favore...per noi il vostro pensiero e feedback  è la cosa più importante! Siete proprio voi la motivazione principale che ci ha spinto con entusiasmo in questo progetto, quindi non lasciateci sole!!! :o)))

venerdì 30 luglio 2010

Anche se ad agosto lavoreremo, mandiamo il blog in una meritata pausa di riflessione.

Buone ferie a tutti/e!!!!!
Spero ci rivedremo a settembre...
Fonte immagine

lunedì 26 luglio 2010

Consigli di lettura

Ciao ragazzi!

Ad agosto il blog chiude, eccomi quindi con dei consigli di lettura.
Intanto un classico per ogni formatore, ovvero:

Massimo Bruscaglioni, La gestione dei processi nella formazione degli adulti, Edizione Franco Angeli.


Il secondo libro che vi consiglio rappresenta un buon testo di base per progettare e condurre un gruppo di formazione, si tratta di:

Consuelo Casula, I porcospini di Schopenhauer, Edizione Franco Angeli

Li conoscete già? Vi sono piaciuti? In caso contrario mi farete sapere a settembre cosa ne pensate!
Ciao

lunedì 12 luglio 2010

ONESTA’ INTELLETTUALE

Ho già scritto qualcosa circa la situazione odierna della formazione, soprattutto rispetto ai problemi legati sia alla crisi sia ai cambiamenti del mondo del lavoro in generale. Cosa vuole la formazione oggi? E’ finito il “Paese di Bengodi” dove qualsiasi cosa, a volte con promesse miracolistiche, veniva venduta e accettata dalle aziende.

La formazione è una componente possibile, non miracolistica, verso il cambiamento, e ormai sappiamo bene quanto sia legata alla congruenza con il vertice aziendale e connessa al tempo, spazio e importanza che le sono attributi dall’azienda stessa.

Innanzitutto l’obbiettivo deve esser realistico.

Spesso le aziende chiedono per esempio: “Deve cambiare la testa di tutte le persone!”. Bisogna discuterne a fondo incontrandosi con il vertice aziendale per chiarire e definire gli obbiettivi realistici che il percorso di formazione può ottenere. Questi obbiettivi sono indissolubilmente connessi ai tempi della formazione. Se chiedono per esempio che le persone imparino a comunicare meglio tra loro in 2 giorni di corso di formazione, occorre chiarire che si semineranno alcune possibili nuove idee, non certo assicurare e promettere un cambiamento radicale di comportamento nell’azienda.

Per il formatore inoltre è importante capire se ciò che l’azienda chiede alla formazione è congruente con ciò che accade nell’azienda. Per esempio la richiesta dell’azienda può essere: “Devono imparare a lavorare in gruppo!”. Ma se in realtà nell’azienda non si usa il lavoro di gruppo, la situazione può diventare sconfortante per i partecipanti al corso e inutile dal punto di vista aziendale, sia in termini di tempo che economici.

Questa chiarezza riguarda l’onestà intellettuale del formatore.

Voi come vi muovete in tal senso?
   

lunedì 5 luglio 2010

Semplice riflessione sull'autostima

Per concludere i nostri discorsi sull'autostima, ecco una semplice riflessione:

"Le persone che hanno più bisogno di approvazione ottengono di meno e le persone che hanno meno bisogno di approvazione ottengono di più."

Wayne W. Dyer

Siete d'accordo?

venerdì 25 giugno 2010

AUTOSTIMA: ULTIMO SCATTO

Abbiamo detto che prima bisognerebbe riconoscere i propri limiti, e successivamente imparare a superare le paure. Adesso arriviamo al cuore del lavoro. Il momento fondamentale è quello di continuare a prestare attenzione a sé. È importante riflettere sinceramente in modo da accorgersi quando dipendiamo ancora dal giudizio degli altri oppure quando il termine Io diventa costante nei nostri discorsi. Entrambi i poli sono nocivi per un formatore e la sua autostima. Con questo tipo di costante concentrazione il lavoro invece può diventare un buon modo per sviluppare l’autostima.
Un esercizio utile è quello di scrivere, alla fine di ogni corso, sia tutte le cose positive che abbiamo fatto in termini di autostima sia le cose negative, in modo da evitare di ripete quello che abbiamo rilevato circa la nostra confidence (concedetemi l'inglesismo).
Ancora, come per altre prospettive, scopriamo che è anche la nostra capacità di autoanalisi che ci aiuta a migliorare il nostro lavoro in generale, e quindi anche l’immagine che abbiamo di noi stessi.
Concludo con un'immagine che riprende l'indovinello da cui tutto è partito e chissà se per voi questa rappresenta una buona fiducia in sè oppure una sovrastima. Per me, essendo amante dei gatti, ovviamente è una perfetta autostima!! Adoro questa foto!








mercoledì 16 giugno 2010

AUTOSTIMA:PASSO SUCCESSIVO

Il passo successivo è lavorare sulla paura del giudizio degli altri. Questo lavoro parte con andare nel proprio passato per lavorare su ciò che ha costruito dentro di noi questo timore. È evidente che ognuno di noi voglia piacere agli altri, ma questo per essere in equilibrio deve andare di pari passo con il piacere a se stessi. Spesso nel passato di ognuno di noi ci sono state situazioni o frasi dette soprattutto dai nostri genitori che su di noi hanno avuto un’influenza negativa (sempre rispetto all’autostima). Non intendo dire che bisogna colpevolizzare i propri genitori, la cosa che ci interessa è la percezione che ognuno di noi ha di quella situazione o di quelle parole dette. Andare a recuperare tutte quelle esperienze dove si sono costruiti questi limiti, e liberarsene in termini di sensazione per superare questa zavorra.

mercoledì 9 giugno 2010

Riflessione sull’autostima

L’autostima è un fiore che va annaffiato ogni giorno.

Il potere è dentro di noi,
è nella cura che abbiamo di noi stessi,
nella capacità di volerci bene.

Willy Pasini

sabato 29 maggio 2010

AUTOSTIMA IN TRE PASSI: ALLACCIARSI LE SCARPE

L’autostima riguarda inizialmente la capacità di riconoscere i propri limiti, ma poi soprattutto l’abilità di amarli. Questa è anche la visione di Maria Menditto grande studiosa dell’autostima al femminile, che nella sua opera omonima elabora un vero e proprio elogio alla fragilità. Infatti spesso nella nostra cultura ci insegnano che i difetti vanno superati, combattuti strenuamente ed eliminati. Rispetto a questa concezione invece bisogna cambiare prospettiva.



Il primo passo verso una salda e sana autostima è di riconoscere i propri limiti ed amarli, come peculiarità della nostra soggettività. Certo bisogna fare molta attenzione a non usarli come alibi per pensare “Be’, tanto sono fatto così” e rinunciare ad ogni cambiamento su di sé.
Come recita una tanto citata e famosa preghiera Cherokee: “Concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio per cambiare quelle che posso e la saggezza per riconoscerne la differenza.”


Vi aspetto per il prossimo passo.

giovedì 20 maggio 2010

Indovinate!


Queste due immagini riguardano il prossimo argomento di cui vi parlerò. Sono due prospettive diverse della stessa cosa. Avete già capito?

Va bene adoro i gatti, mi avete scoperto :-) ma qua parliamo di altro! Di cosa?
A presto!




mercoledì 12 maggio 2010

Oscar Wilde

"Val sempre la pena di fare una domanda,
ma non sempre di darle una risposta."

Oscar Wilde, scrittore irlandese.

E siccome amo molto Oscar Wilde, i suoi aforismo e ho il piccolo problema di parlare troppo, aggiungo:

«A volte è meglio tacere e sembrare stupidi
che aprir bocca e togliere ogni dubbio.»
 
Se dividessi le persone tra quelle che parlano troppo e altre che parlano troppo poco, di quale categoria fareste parte voi? Dai, che io mi sono già esposta! :-)

venerdì 30 aprile 2010

martedì 27 aprile 2010

CENTRATURA ULTIMO ATTO

Ancora a proposito della centratura, dicevamo che deve essere allenata ed è sopratutto il finale di un percorso di formazione su di sé. Auto-formazione.

Auto-formazione significa rispondere alla domanda: “Chi sono io quando faccio il formatore?”, in cui la ricerca di un’identità metaforica mi permette di comprendere dove possono esserci i limiti della relazione con i partecipanti.

Per esempio se io come formatore dico di essere come un pittore che dipinge su una tela bianca, è intuibile che la metafora fa emergere una presunzione sui partecipanti che nella mia rappresentazione è come se non avessero storia (tela bianca) e dovrò impegnarmi per superare i limiti di questa metafora. Fatto questo percorso di consapevolezza occorre inoltre lavorare sull’aspetto emozionale.


A che punto o momento è la vostra auto-formazione?

giovedì 15 aprile 2010

Centratura parte II

Come promesso ecco una tecnica per la centratura. Questo esercizio non può essere svolto appena prima di entrare in aula, ma deve essere preparato precedentemente per poi essere rievocato appena prima di un corso.

Per prima cosa richiamare alla memoria un’esperienza dove la sensazione di benessere fosse stata raggiunta, quindi prendere questa esperienza, che deve essere precisa e ben definita, ed “entrare” nell’esperienza come la si stesse vivendo proprio lì in quel momento.

Significa sentire la sensazione di benessere e auto-ancorarsi, cioè fissare con un gesto questa ampiezza di esperienza. Per esempio io prendevo un momento di un corso particolarmente significativo, cioè vorrei sottolineare che secondo me è importante scegliere una vicenda legata al contesto, perché è più semplice ed efficace ancorarsi ad un momento legato alla formazione. Deve essere come il fotogramma di un film, ovvero durante quel corso alle ore 16,30 io sono stata bene, quindi vado a vedere quel filmato e riprendo il fotogramma più significativo, dove provavo effettivo benessere ed equilibrio. Mi associo a quel fotogramma, cioè entro nella foto e divento quella della foto. Così sentirò dentro la mia pancia, cioè nella mia parte emotiva profonda, esattamente le sensazioni legate a quel momento specifico. Non solo le vedrò cerebralmente, ma le sentirò emotivamente.

A questo punto quando sono nell’esperienza selezionata, scelgo un gesto che servirà a richiamarla velocemente, posso per esempio stringermi il polso con la mano. Ripetendo qualche volta questo processo, accadrà poi che basterà il gesto per richiamare immediatamente la sensazione del fotogramma di benessere prescelto.

Ci si deve allenare ed è da considerarsi il finale di un percorso di formazione su sé stessi, cioè di autoformazione.
Conoscevate già questa tecnica? Se sì, come la trovate? Avete suggerimenti?

lunedì 29 marzo 2010

Giallo



















Vi dedico un po’ di giallo. "Giallo?" direte voi. Sì, ed ecco il motivo. :-)
Il giallo puro è il colore più simile alla luce del sole. È il colore dell’estroversione, delle proiezioni verso l’esterno e il futuro. Secondo I Ching possiede caratteristiche di equilibrio e capacità di meditazione.

Essendo un colore vitale stimola l’attività celebrale (prevalentemente il polo razionale, emisfero sinistro) e ha un effetto benefico sull’umore. Favorisce la capacità di concentrazione e la volontà di apprendimento. Inoltre alleggerisce il peso delle tensioni, migliora le capacità di comunicazione e i rapporti interpersonali.

E allora buon giallo a tutti!
Ma a voi piace il giallo?

lunedì 22 marzo 2010

Vedere

"Gli occhi sono ciechi, quando la mente si occupa d'altro."



Publilio Siro
(prima metà del I secolo a.C.)mimografo latino

 
 
 
 
Fonte immagine

lunedì 15 marzo 2010

CENTRATURA parte I


















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Centrare l’attenzione verso gli altri per un formatore è fondamentale. Vuol dire vedere le persone, non solo per creare il clima, ma sopratutto per stabilire relazioni significative con i partecipanti. Indica essere pronti a cambiare rotta, ad allargare i contenuti e a spostarsi con loro. Significa creare uno spazio autentico della relazione tra formatore e partecipanti.
Quando un formatore entra in aula dovrebbe non solo aver organizzato il contenuto del corso, ma aver dedicato qualche momento alla preparazione dello stato d’animo più idoneo alla relazione con i partecipanti. Significa possedere un equilibrio che gli permetta di avere una buona autostima, quindi né sottostimarsi, ma nemmeno sovrastimarsi, almeno per quanto riguarda il suo essere formatore.

Entrando in aula, guardare e vedere le persone: la centratura dell’attenzione passa dal formatore ai partecipanti in modo tale che il formatore non scruti i partecipanti aspettandosi il giudizio sulle sue capacità. Insomma non guardare i corsisti con paura o, nel caso contrario, essere così pieni di sé di innamorasi di un argomento e dimenticarsi a chi lo si trasmette, magari risvegliandosi da un sogno ipnotico con la gente annoiata e distratta.
L’attenzione reale ai partecipanti, invece, crea una relazione autentica, paritetica, cioè non esiste la paura del loro giudizio, né cercare di sedurli per avere il loro plauso, insomma, non li uso come cassa di risonanza delle mie capacità, ma entro in una relazione dove l’attenzione del guardare, osservare e del sentire mi permette di stare davvero lì in quel momento e allora mi consente di costruire quella coreografia relazionale che vive solo in quel preciso istante e solo con quei partecipanti e che non può essere pensata e programmata in precedenza. La relazione non si può costruire prima, non si programma a tavolino. Si possono organizzare esercizi e contenuti, ma se non entri in quel gioco relazione, con quel gruppo in quel momento potrai essere un ottimo insegnante, ma non un buon formatore.

Per ottenere questo ci sono esercizi e tecniche specifiche che ogni formatore dovrebbe possedere. Farò presto un post in cui approfondirò l’argomento con esercizi mirati, ma intanto voi cosa fate? Avete tecniche ed esercizi specifici che utilizzate?

lunedì 8 marzo 2010

"Non si nasce donna, si diventa." Simone De Beauvoir

Auguri a ogni persona che si sente donna!
Dedico questo post a Mary Wollstonecraft, scrittrice dei diritti delle donne. 
Per chi non conoscesse le origini e la storia di questa festa ecco qui.



sabato 6 marzo 2010

Insieme

"Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela per uno. Ma se tu hai un'idea, ed io ho un'idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee."

George Bernard Shaw (1856-1950), commediografo e scrittore irlandese

giovedì 25 febbraio 2010

La presentazione in chiave creativa parte II

Un paio di settimane fa ho postato qui circa l’importanza di una presentazione creativa del gruppo all’inizio di un nuovo corso e vi ho proposto un possibile esercizio.

Un altro modo per la presentazione creativa, applicabile sopratutto se il gruppo è numeroso (da 25 a 30 persone) è quello di porre domande per insiemi. Esempio quelli che sono sposati, o per alzata di mano e si chiede loro di alzarsi e spostarsi in un punto dell’aula creando dei mini gruppi. Oppure si può chiedere a quelli che convivono di muoversi verso u ’altra parte, o ancora a quelli che hanno un figlio. In questo modo quelli sposati o che convivono, ma hanno anche un figlio si spostano varie volte.

La parola d’ordine è giocare: con gli spazi, con i corpi, con le parole e con noi stessi.

Per esempio quelli che hanno appena lasciato un fidanzato o una fidanzata. Quelli che vogliono cambiare lavoro. Ogni tanto dopo che si sono formati i gruppi mi fermo e faccio qualche battuta oppure cerco di approfondire attraverso qualche domanda. Per esempio al gruppo di quelli che hanno figli chiedo come si chiamano i vostri figli. Questa fase dell’esercizio è importante perché serve per personalizzare il gioco e per fare in modo che il gruppo si conosca meglio.

L’obbiettivo è quello di creare un clima di divertimento e conoscenza reciproca in modo meno tradizionale. Farli muovere ed alzare sono scelte connesse alla fisicità che spesso nella formazione classica viene dimenticata e quindi non utilizzata. Avevo già accennato quanto questo aspetto fosse importante nel mio stile di formazione in questo vecchio post qui, infatti per la mia concezione della formazione i gesti e il movimento sono essenziali, non solo per sciogliere il corpo e prenderne consapevolezza (indispensabile per chi fa aula), ma anche gestualità come modalità di apprendimento e memorizzazione più profonda.

giovedì 4 febbraio 2010

La presentazione dei corsisti in chiave creativa parte I


L’intenzione è quella, prima di tutto, di evitare la noia del solito giro di tavolo e, in più, di usare minor tempo per la presentazione dei corsisti, ma soprattutto di utilizzarlo in modo più vario e mantenendo una certa concentrazione da parte di tutti. Non solo, la presentazione è già un’esperienza di comunicazione, cioè contiene tutti gli elementi della comunicazione seppur in modo implicito. Inoltre la presentazione varia rispetto alla situazione, perché dipende se il gruppo è nuovo o ha già lavorato insieme.

Ora vi illustro un esercizio di presentazione in chiave creativa.
Ogni partecipante deve pensare a tre cose suggerite dal formatore, per esempio: una cosa che gli altri corsisti sanno, ma che il formatore non conosce, una cosa nuova di cui nessuno è al corrente e una cosa ha voglia di trovare all’interno del corso. La parola viene assegnata ad ognuno con il lancio di una pallina, quindi quando il corsista riceve la pallina deve dire una sola cosa alla volta di quelle pensate. Le uniche regole: primo la pallina deve essere passata a distanza, non al partecipante vicino e, soprattutto, ci deve essere un contatto visivo tra chi tira la pallina e chi la deve prendere. Se per esempio qualcuno mi guarda ed io in quel momento non ho voglia di intervenire, abbasso lo sguardo. Se la pallina cade il problema è di chi l’ha lanciata.
Gli elementi comunicativi impliciti di questo esercizio sono: la pallina è un messaggio comunicativo, allora la centratura dell’attenzione di chi la lancia è molto importante. Inoltre è essenziale prestare attenzione a chi non ha ancora parlato per coinvolgerlo. Ultimo elemento decisivo è la strategia con cui si lancia la pallina, ciò deve essere fatto in modo diverso rispetto alla distanza o comunque rispetto all’altro. Questo per ricordare a tutti che la strategia comunicativa deve essere cambiata rispetto alla variazione del proprio interlocutore.
Presto vi illustrerò un altro esercizio.

Cosa ne pensate? Avete avuto esperienza di presentazioni creative e dinamiche nei vostri corsi? (Sia come formatori che come partecipanti) Come vi siete trovati?

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mercoledì 27 gennaio 2010

Corso Formazione per formatori

Ciao ragazzi, come state?
Vi ricordo che sono ancora aperte le iscrizioni per il corso Formazione formatori organizzato da Pnl meta e che si terrà a Milano dal 5 marzo al 30 maggio.
Per ulteriori informazioni vi rimando ad un altro post qui, dove trovere informazioni dettagliate, link e i vari contatti.

E allora daje :-) (come dicono a Roma) e buon corso a tutti!

lunedì 25 gennaio 2010

Cosa c'è di nuovo nella formazione?

La formazione muta e si evolve, come tutti i settori, e allora cosa c’è di nuovo?

Superare la lezione frontale, lasciare i teatrini finti, abbandonare i casi già scritti, insomma entrare in aula giocando senza rete, proponendo situazioni dove i partecipanti si mettano in gioco davvero, dove ognuno può sperimentare un se stesso che magari non conosce ancora, soprattutto attraverso gli occhi degli altri. Attraverso queste esperienze e la capacità del formatore di condurre feed-back evolutivi, la formazione offrirà anche la possibilità di ricevere idee su di sé da parte dei partecipanti.

Quindi preparatevi e preparate nuove esperienze.

La formazione dovrebbe avere come ipotesi non la trasformazione delle persone, ma il cambiamento del punto di vista.

E voi quali nuove esperienze state vivendo o programmando?



martedì 19 gennaio 2010

IDEA


Seguendo il tema di queste ultime settimane ecco una breve citazione per riflettere su schemi mentali e creatività. Ecco cosa pensava il filosofo francese Émile Auguste Chartier:


"Niente è più pericoloso di un'idea quando si ha un'idea sola e non si vuole cambiarla."

Io mi trovo perfettamente d’accordo, voi?

 
 
 
 
 
 
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martedì 12 gennaio 2010

PROPORRE


Ciao a tutti.

Spero che abbiate passato un periodo sereno e rilassante. Come dicono a Roma: “Quanno ce vò, ce vò!”
Ma noto con un certo gusto che, come per rispettare una tradizione infantile, non avete fatto i compiti per le vacanze. Ovviamente sto scherzando, ma vorrei cogliere l’occasione per sottolineare una caratteristica peculiare del blog, che lo differenzia in modo drastico da un sito web, ovvero l’interazione.

Il blog non è una vetrina, come lo sono appunto i siti internet. Il blog nasce dell’esigenza e dalla curiosità di sapere: “Ehi, voi là fuori, cosa ne pensate?”. Nasce dalla voglia di creare discussioni aperte, confronti e nuovi stimoli per tutti. So che ci sono già dei lettori affezionati, ma pochi (per usare un eufemismo) commentano. Noi siamo qua invece proprio per interagire, quindi accettiamo domande, suggerimenti e critiche, soprattutto se sincere e produttive. Abbiamo la voglia e l’esigenza di crescere insieme.




Quindi per concludere: avete idee per nuovi progetti di formazione da offrire o nuovi corsi che cercate? O ancora contenuti sulla formazione su cui volete aprire una discussione o su cui cercate approfondimenti? O varie ed eventuali?


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