venerdì 8 luglio 2016

Autostima


«Nessuno può farvi  sentire inferiori  senza il vostro  assenso» 
Eleanor Roosevelt 

venerdì 1 luglio 2016

L’autostima femminile

L’immagine che ognuno ha di sé è sviluppata e costruita attraverso la propria vita ed è influenzata da contesto culturale, famiglia, esperienze e significati attribuiti alle esperienze. Per capire la stima che ognuno ha di sé stesso, però, occorre operare un percorso di consapevolezza.
James Hillman, nella  teoria della ghianda spiega come ognuno di noi venga al mondo con un senso, una ragione di vita, dunque, secondo questa prospettiva, sarebbe necessario ritrovare la propria via e portare a compimento il senso della propria vita, ovvero imparare a riconoscere la propria vocazione e divenire consapevoli di sé.

L’autostima è intrecciata con il carattere e la personalità, e prende forma da successi e insuccessi che ognuno vive nel corso della propria esistenza, soprattutto da come sono interpretate le esperienze. L’esperienza di attaccamento infantile e come le persone si sono sentite amate durante l’infanzia imprimono un segno importante che accompagnerà l’individuo lungo tutta la vita segnando anche le relazioni affettive. L’autostima riguarda, quindi, anche le relazioni interpersonali, quanto gli altri rimandano in termini di consensi e rifiuti in termini generali.
Ciò che è caratteristico nell'universo femminile dell’autostima è il bisogno alla “relazione” in base al quale ognuno percepisce il proprio valore solo, appunto, se in relazione a qualcun’altro.

Vi sono, quindi, alcune differenze tra uomo e donna, per quanto concerne l’autostima, soprattutto rispetto alla relazione con l’altro, infatti, generalizzando, l’uomo tende a mettere al primo posto l’autonomia, mentre la donna la relazione.


L’importanza posta alla relazione può comportare, per la donna, il rischio della perdita di sé, arrivando a confondere il propri io con l’altro e questo potrebbe rendere difficoltoso rientrare nei confini dell’individualità, riprendere contatto con i propri bisogni e vivere la propria identità come soggetto autonomo.
Non sono convinta che queste differenze oggi siano ancora presenti nelle nuove generazioni. Mi sembra che le donne abbiano acquisito maggiore autonomia dalla relazione e gli uomini, invece, maggiore incertezza.
Rimane, a mio parere, una diversità emotiva che sarebbe meglio approfondire e conoscere per poter aiutare ad accrescere la propria consapevolezza verso la serenità.

venerdì 24 giugno 2016

Il potere di un sorriso


«Anche nella giornata più buia della nostra vita, un sorriso sincero, può riempire il cuore di gioia. La pace inizia con un sorriso»
Madre Teresa di Calcutta

venerdì 17 giugno 2016

Chi non sa sorridere non deve aprir bottega

In questo antico proverbio cinese vi è la sostanza, anche metaforica, dell'abilità di chiunque svolga un lavoro a contatto con le persone. Sorridere significa accogliere l’altro, pur nella diversità, vedendolo nella sua specifica singolarità.
Una delle storie più significative riguardanti l’arte di ascoltare è quella del giudice saggio: di fronte a due litiganti egli ascolta il primo con molta attenzione e gli dice “hai ragione”, poi ascolta il secondo con altrettanta attenzione e, anche a lui, dice “hai ragione”.
Subito si alza una persona dal pubblico esclamando: “Eccellenza non possono avere ragione entrambi!”. Il giudice pensa un attimo e poi aggiunge “hai ragione anche tu!”
Questa storiella riflette la struttura dinamica di ogni comunicazione di accoglienza reciproca, ovvero il saper cambiare abitudini con cui percepiamo e valutiamo la realtà.


Un buon comunicatore occorre che sappia riconoscere la differenza fra cambiare punto di vista dentro un contesto dato per scontato e cambiare quel contesto, così che comunicare significhi ascoltare e osservare per capire.
L’abilità del buon osservatore non riguarda la notazione delle differenze nei comportamenti, ciò che lo appassiona sono i processi circolari e le dinamiche comunicative. Si muove in un ambito relazionale e riflessivo dove l’osservatore è parte del sistema osservato.
Imparare in modo sistemico l’arte di ascoltare/osservare, per poter comunicare, è un processo reso difficile da due ostacoli. Il primo ostacolo è rappresentato dalla cultura, infatti qualsiasi cultura tende inevitabilmente a educare a determinati punti di vista come fossero unici o migliori. Il secondo ostacolo, apparentemente endemico della cultura occidentale, riguarda il suo attenersi a criteri validi solo all’interno di contesti scontati.

La questione non è buttare via l’abitudine al pensiero dominante, adeguata ai contesti semplici, si tratta di acquisirne un’altra.
Come, infatti, insegna Marianella Sclavi «quello che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per veder il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista».

venerdì 10 giugno 2016

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