"Il
cervello è un organo meraviglioso; inizia a lavorare nel momento stesso in cui
ti svegli la mattina e non smette fino a quando non fai il tuo ingresso in
ufficio" Robert Frost
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venerdì 20 luglio 2018
venerdì 22 dicembre 2017
Ancora sull’ascolto
Trattando il tema dell'ascoltare è bene specificare che diversa è la capacità di
ascolto all’interno di una relazione attiva e duale. Spesso le persone tendono
a sopravvalutare la propria capacità di ascolto, ma, se messi alla prova, possono
scoprire i buchi presenti nella propria ricezione. Ecco alcuni consigli per aumentare la propria capacità di ascolto.
Sarebbe meglio aspettare che le persone finiscano di parlare per chiedere a se stessi se davvero è stato capito ciò che l'interlocutore ha detto. È possibile, inoltre, porre domande per verificare se e cosa avete capito e per approfondire ulteriormente.
Ascoltare significa offrire spazio all’altro ed entrare nello spazio autentico della relazione.
Il Natale può essere un'ottima palestra per esercitare un ascolto sincero. Vi porgo i miei migliori auguri per questi giorni di festa!
venerdì 10 novembre 2017
La fiducia
La
fiducia è una caratteristica che risiede in molte relazioni: è il clima che
dovrebbe essere costruito da manager e venditori, è la base dell’amicizia e dei
legami affettivi. La fiducia non può essere basata sulla finzione, ma deve scaturire
da comportamenti coerenti.
Nei
luoghi di lavoro un clima di sfiducia è percepito come minaccioso e stressante
e questo porta le persone a essere meno motivate.
Molto interessante, a tal proposito, è la politica di Amazon. Da alcuni articoli, infatti, sembrerebbe che l’azienda punti proprio sulla sfiducia per immettere alti livelli di competitività, infatti, gli impiegati sono invitati a spiare i colleghi e a denunciare errori e irregolarità. Il ricambio di personale è elevato, ma sembra che chi resiste trovi molto soddisfacente questo clima aziendale!
Molto interessante, a tal proposito, è la politica di Amazon. Da alcuni articoli, infatti, sembrerebbe che l’azienda punti proprio sulla sfiducia per immettere alti livelli di competitività, infatti, gli impiegati sono invitati a spiare i colleghi e a denunciare errori e irregolarità. Il ricambio di personale è elevato, ma sembra che chi resiste trovi molto soddisfacente questo clima aziendale!
Secondo
alcuni studi decidere se fidarsi di qualcuno è in correlazione con alcuni
fattori fondamentali, di cui tre appartengono alla persona che deve decidere se
fidarsi, sono, quindi, caratteriali e non riguardano chi chiede fiducia. Gli altri fattori intervenienti sono, invece, connessi alla situazione e al contesto.
Tolleranza
al rischio, è il primo fattore che influisce sulla disponibilità a
fidarsi. In genere le persone che si fidano facilmente tendono a pensare che
tutto andrà bene, al contrario di coloro che amano il controllo. Il secondo
fattore è il livello di adattamento che varia molto da persona a persona ed è
collegato alla sicurezza in sé stessi, infatti più l’autostima è alta più
gli individui tenderanno a fidarsi velocemente. Chi invece fatica
ad adattarsi si sente minacciato e necessita di più tempo. Il terzo
fattore è legato al livello di potere della persona, ovvero più è alto e più
si fiderà facilmente.
Questi fattori interagiscono con le caratteristiche del contesto e dell'ambiente e possono essere alimentati in ambito aziendale per creare un clima di fiducia e serenità, nonostante l'opinione dei dirigenti Amazon.
Questi fattori interagiscono con le caratteristiche del contesto e dell'ambiente e possono essere alimentati in ambito aziendale per creare un clima di fiducia e serenità, nonostante l'opinione dei dirigenti Amazon.
venerdì 23 settembre 2016
Imparare un mestiere: il manager
Esistono tanti modi diversi di interpretare un lavoro e
questo vale soprattutto per quello di manager. A mio parere un autentico
manager, ma anche un formatore e un imprenditore, ovvero coloro che si trovano
a dirigere e comandare, dovrebbero:
osservare e farsi osservare, capire e farsi capire,
guidare ed essere una guida.
Un tempo esisteva un vero apprendistato, ovvero per
imparare un mestiere i giovani affiancavano un maestro e ne apprendevano
l’arte. Imparavano come usare gli strumenti, ma soprattutto osservavano il
maestro, che li addestrava passo dopo passo fino a quando erano in grado di
svolgere tutto il lavoro da soli, raggiungendo un proprio stile personale.
Il maestro, per guidarli, li osservava mentre lavoravano
e usando le loro capacità, correggendoli e spronandoli, li accompagnava verso
l’eccellenza di quella arte.
In questa analogia, a mio avviso, vi è l’essenza del
lavoro che il manager dovrebbe adottare verso i propri collaboratori.
Un buon manager, dunque, dovrebbe guidare, affiancando, offrendo
feed-back costruttivi, attraverso dialogo e colloqui costanti, precisando
ogni passo verso risultati sempre più eccellenti.
Per arrivare all’eccellenza il mio consiglio è di
scegliere un buon percorso di coaching.
venerdì 15 luglio 2016
Autostima: percorso per trovarla
Come
scritto precedentemente il percorso verso una buona autostima è connesso a una
buona dose di consapevolezza. È necessario incominciare ad intraprendere un
viaggio interiore, per scoprire qualità nascoste che spesso non riconosciamo a
noi stesse.
Solo grazie alla consapevolezza del nostro valore si innesta e cresce il
nostro potere.
Un potere che si
traduce in coraggio e capacità di
comunicare, capacità di strutturare le relazioni in modo più equilibrato e più
ecologico.
È importante imparare a
divenire consapevoli dei propri bisogni, dei propri desideri e abbandonare un
modello di perfezione che non ci permette di accettare i nostri difetti.
Un percorso che ci
porti a riconoscere e ascoltare le nostre sensazioni ed emozioni, di
riappropriarsi di sogni e desideri a volte dimenticati.
Riappropriarsi della
propria creatività e della leggerezza di una visione più umoristica.
L’autostima parte, dunque, dal centro più autentico e profondo di noi stesse.
venerdì 1 luglio 2016
L’autostima femminile
L’immagine
che ognuno ha di sé è sviluppata e costruita attraverso la propria vita ed è influenzata
da contesto culturale, famiglia, esperienze e significati attribuiti alle
esperienze. Per capire la stima che ognuno ha di sé stesso, però, occorre operare
un percorso di consapevolezza.
James Hillman, nella teoria della ghianda spiega come ognuno di noi venga al
mondo con un senso, una ragione di vita, dunque, secondo questa prospettiva,
sarebbe necessario ritrovare la propria via e portare a compimento il senso
della propria vita, ovvero imparare a riconoscere la propria vocazione e divenire
consapevoli di sé.
L’autostima
è intrecciata con il carattere e la personalità, e prende forma da successi e
insuccessi che ognuno vive nel corso della propria esistenza, soprattutto da
come sono interpretate le esperienze. L’esperienza di attaccamento infantile e
come le persone si sono sentite amate durante l’infanzia imprimono un segno importante
che accompagnerà l’individuo lungo tutta la vita segnando anche le relazioni
affettive. L’autostima riguarda, quindi, anche le relazioni interpersonali, quanto
gli altri rimandano in termini di consensi e rifiuti in termini generali.
Ciò che è
caratteristico nell'universo femminile dell’autostima è il bisogno alla “relazione”
in base al quale ognuno percepisce il proprio valore solo, appunto, se in
relazione a qualcun’altro.
Vi sono,
quindi, alcune differenze tra uomo e donna, per quanto concerne l’autostima, soprattutto
rispetto alla relazione con l’altro, infatti, generalizzando, l’uomo tende a mettere
al primo posto l’autonomia, mentre la donna la relazione.
L’importanza
posta alla relazione può comportare, per la donna, il rischio della perdita di
sé, arrivando a confondere il propri io con l’altro e questo potrebbe rendere
difficoltoso rientrare nei confini dell’individualità, riprendere contatto con
i propri bisogni e vivere la propria identità come soggetto autonomo.
Non sono
convinta che queste differenze oggi siano ancora presenti nelle nuove generazioni.
Mi sembra che le donne abbiano acquisito maggiore autonomia dalla relazione e gli
uomini, invece, maggiore incertezza.
Rimane, a
mio parere, una diversità emotiva che sarebbe meglio approfondire e conoscere
per poter aiutare ad accrescere la propria consapevolezza verso la serenità.
venerdì 17 giugno 2016
Chi non sa sorridere non deve aprir bottega
In questo antico proverbio cinese vi è
la sostanza, anche metaforica, dell'abilità di chiunque svolga un lavoro a
contatto con le persone. Sorridere significa accogliere l’altro, pur nella
diversità, vedendolo nella sua specifica singolarità.
Una delle storie più significative
riguardanti l’arte di ascoltare è quella del giudice saggio: di fronte a due
litiganti egli ascolta il primo con molta attenzione e gli dice “hai ragione”,
poi ascolta il secondo con altrettanta attenzione e, anche a lui, dice “hai
ragione”.
Subito si alza una persona dal pubblico
esclamando: “Eccellenza non possono avere ragione entrambi!”. Il giudice pensa
un attimo e poi aggiunge “hai ragione anche tu!”
Questa storiella riflette la struttura
dinamica di ogni comunicazione di accoglienza reciproca, ovvero il saper
cambiare abitudini con cui percepiamo e valutiamo la realtà.
Un buon comunicatore occorre che
sappia riconoscere la differenza fra cambiare punto di vista dentro un contesto
dato per scontato e cambiare quel contesto, così che comunicare significhi
ascoltare e osservare per capire.
L’abilità del buon osservatore non
riguarda la notazione delle differenze nei comportamenti, ciò che lo appassiona
sono i processi circolari e le dinamiche comunicative. Si muove in un ambito
relazionale e riflessivo dove l’osservatore è parte del sistema osservato.
Imparare in modo sistemico l’arte di
ascoltare/osservare, per poter comunicare, è un processo reso difficile da due
ostacoli. Il primo ostacolo è rappresentato dalla cultura, infatti qualsiasi
cultura tende inevitabilmente a educare a determinati punti di vista come fossero
unici o migliori. Il secondo ostacolo, apparentemente endemico della cultura
occidentale, riguarda il suo attenersi a criteri validi solo all’interno di
contesti scontati.
La questione non è buttare via
l’abitudine al pensiero dominante, adeguata ai contesti semplici, si tratta di
acquisirne un’altra.
Come, infatti, insegna Marianella Sclavi
«quello che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per veder il tuo punto di vista,
devi cambiare punto di vista».
venerdì 26 giugno 2015
Soffioni
Dopo alcune riflessioni sull’autostima vi avevo promesso
una metafora rappresentativa, eccola
C’era un uomo che andava molto fiero del suo prato
all’inglese. Lo amava e lo curava. Ogni mattina apriva le persiane e ammirava
estasiato il suo meraviglioso prato. Un giorno, però, aprendo la finestra,
trovò il suo giardino invaso da una grande quantità di soffioni.
Si mise subito all’opera per estirparli. Inizialmente
provò con i diserbanti naturali, ma dopo una settimana i soffioni erano di
nuovo lì. Provò, allora, con ogni metodo che conosceva. Fece ricerche in Internet
e sulle riviste specializzate, ma niente. I soffioni continuavano a
tormentarlo. Andò persino a chiedere consiglio ai suoi vicini, con cui non era
mai andato d’accordo, ma non trovò alcun rimedio.
Alla fine, desolato, scrisse al Ministero
dell’Agricoltura spiegando tutti i tentativi falliti e concluse la lettera
chiedendo disperato: “E ora cosa faccio?”
A tempo debito giunse la risposta:
“Le consigliamo di
imparare ad amarli”.
lunedì 27 maggio 2013
Le capacità del formatore: parte prima
Sono
distinguibili in tre le capacità del formatore: sapere, saper fare, saper
essere.
Sapere significa possedere le conoscenze e le nozioni che si apprendono attraverso lo studio e l’informazione continua. A tal proposito sono essenziali continui aggiornamenti.
Saper fare ovvero quello che viene usato del bagaglio conoscitivo appreso.
Saper essere per un formatore è ciò che dimostra di se stesso mentre applica le conoscenze acquisite.
- psicosociologia dei gruppi
- sociologia del lavoro e dell’organizzazione
- apprendimento degli adulti
- linguistica
- pnl
- sistemica
- problem solving e creatività
I primi tre punti fanno parte dell’ambito delle discipline tradizionali. Nel prossimo post vedremo nei dettagli quali sono le capacità collegate al saper fare e al sapere essere.
Sapere significa possedere le conoscenze e le nozioni che si apprendono attraverso lo studio e l’informazione continua. A tal proposito sono essenziali continui aggiornamenti.
Saper fare ovvero quello che viene usato del bagaglio conoscitivo appreso.
Saper essere per un formatore è ciò che dimostra di se stesso mentre applica le conoscenze acquisite.
La
sintesi, data dalla mia esperienza, perciò arricchibile con esperienze e
conoscenze successive è, per quanto concerne le macro
aree riguardanti il sapere, la seguente :
- psicologia
e comunicazione- psicosociologia dei gruppi
- sociologia del lavoro e dell’organizzazione
- apprendimento degli adulti
- linguistica
- pnl
- sistemica
- problem solving e creatività
I primi tre punti fanno parte dell’ambito delle discipline tradizionali. Nel prossimo post vedremo nei dettagli quali sono le capacità collegate al saper fare e al sapere essere.
Voi aggiungereste
qualcosa? Cosa?
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