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giovedì 18 luglio 2019

Consigli di lettura: un libro sulla comunicazione


“Le parole possono avvicinare o allontanare, possono essere ponti o muri, possono ferire o curare. […] Si dice verba volant, ma certe parole non volano affatto, sono pesanti, ti colpiscono lasciando ferite durature”.
Vi propongo questa citazione (pp. 25) del libro Le parole sono ponti (di Francesco Muzzarelli, Edizione Emi) per provare a riflettere sul peso delle parole che pronunciamo.
Ultimamente ho assistito spesso a frasi che presentavano assenza di rispetto: “la pensano così quelli che non conoscono l’argomento” oppure “ciò che dici non fa onore alla tua intelligenza”, parole che portano l’interlocutore a sentirsi attaccato e dunque a volersi difendere, magari attaccando a sua volta. Il libro offre un interessante proposta con alcuni suggerimenti per un uso diverso delle parole.


Nella seconda parte del testo l’autore si addentra in pagine che riguardano il rispetto che ritengo più vicine a temi di educazione civica, piuttosto che a un manuale per l’uso delle parole giuste, ma rimane una una lettura da me consigliata.

giovedì 22 novembre 2018

Sulla comunicazione

All'inizio della mia professione di formatore quando raccontavo a mia madre che sarei andata presso un’azienda a tenere un corso che riguardava la comunicazione lei mi guardava smarrita. Mi chiedeva: “Ma sono muti? Sono stranieri?”. Non riusciva a capire cosa dovessi spiegare per tre giorni su un argomento che, dal suo punto di vista, era conosciuto da tutti.
Comunicare con le persone rappresenta un’occasione costantemente attiva all’interno delle nostre quotidianità. Noi tutti “tentiamo di comunicare” durante tutta la nostra vita. Esiste differenza tra il messaggio che viene trasmesso e la ricezione del medesimo che, invece, indica se la comunicazione è effettivamente riuscita. Le difficoltà nascono dalle differenze tra ciò che vogliamo comunicare e l’interpretazione che il nostro interlocutore attua del nostro messaggio.


La comunicazione è composta da una parte verbale (le parole), una porzione non verbale (gesti, mimica facciale, movimenti fisici) e una quota paraverbale (tonalità, pause, volume di voce). Le componenti paraverbali e non verbali offrono il significato a ciò che viene enunciato ed esiste, inoltre, un influenzamento reciproco. Se non viene compreso cosa l’altro sta comunicando il rischio è di interpretare la comunicazione secondo il proprio punto di vista. In questi casi potrebbero emergere difficoltà di comprensione, quindi diventa necessario che chi parla raccolga il feed back dell’altro e aggiusti il suo messaggio, mentre chi ascolta ac-colga l’altro e cerchi di comprendere cosa sta davvero comunicando.

giovedì 27 settembre 2018

Chi comincia?



“Tutti i grandi oratori furono all’inizio pessimi parlatori” 
Ralph Waldo Emerson

venerdì 29 dicembre 2017

Rispondere


“Il complimento più grande che mi è mai stato fatto fu quando uno mi chiese cosa ne pensassi, ed attese la mia risposta” Henry DavidThoreau

Questa citazione è il mio augurio per un felice anno nuovo!

venerdì 15 settembre 2017

Palle e parole

«Se è vero che chi gioca a palla impara contemporaneamente a lanciarla e a riceverla, nell'uso della parola invece il saperla accogliere bene precede il pronunciarla» 
Plutarco


venerdì 23 giugno 2017

Bla, bla, bla


«Metà della popolazione mondiale è composta da persone che hanno qualcosa da dire ma non possono. L’altra metà da persone che non hanno niente da dire e continuano a parlare» 
Robert Frost

venerdì 16 giugno 2017

La comunicazione assertiva: i tre comportamenti principali

Nel precedente post abbiamo introdotto la comunicazione assertiva.
I teorici dalla comunicazione assertiva hanno studiato il modo in cui le persone comunicano tra loro su vari livelli e hanno individuato tre tipologie di comportamento principali: passivo, aggressivo e assertivo.


Il comportamento passivo è attento agli altri, influenzato e condizionato dagli altri, il suo obiettivo è di ricevere amore così tende a compiacere gli altri per ottenere questo vantaggio inconsapevole.
Il comportamento aggressivo, al contrario, è attento solo a sé, prevarica gli altri, usa modi distruttivi e il suo obiettivo è rappresentato dal potere.
Il comportamento assertivo, invece, è attento sia a sé sia agli altri, usa modi gratificanti sia verso sé sia verso gli altri e l’obiettivo è il successo di sé insieme agli altri.

Occorre, dunque, saper comunicare le proprie emozioni, saper esprimere parere contrario senza aggredire, sapersi auto-apprezzare e avere consapevolezza delle proprie emozioni.

venerdì 9 giugno 2017

La comunicazione assertiva

«L'assertività è la capacità del soggetto di utilizzare in ogni contesto relazionale, modalità di comunicazione che rendano altamente probabili reazioni positive dell'ambiente e annullino o riducano la possibilità di reazioni negative»


B. Libet, P. Lewinsohn 

venerdì 26 maggio 2017

La comunicazione assertiva: introduzione

La comunicazione assertiva riguarda l’interazione con gli altri. Chi utilizza una comunicazione assertiva è attivo, partecipe e non subisce. Per accedere a questa attitudine occorre avere fiducia in sé stessi e negli altri, esplicitare i propri diritti senza negare quelli degli altri e acquisire la capacità di comunicare le proprie emozioni in modo tranquillo e chiaro. È importante, inoltre, assumersi la responsabilità delle proprie azioni e accettarne le conseguenze.


Questo stile di comunicazione usa un linguaggio non verbale aperto e coerente con tutti i livelli, infatti, è necessario che anche la voce trasmetta tranquillità e apertura.
La base della comunicazione assertiva consiste nel prestare la massima attenzione al contenuto sia razionale sia emotivo, offrire feedback e chiedere chiarimenti. Le parole devono esprimere fiducia sia in sé stessi sia nell’interlocutore, evitando giudizi, per non ferire l’altro.

venerdì 27 maggio 2016

Parlare al cuore delle persone

Trasmettere emozioni a chi ascolta è una capacità che i formatori, o chiunque parli in pubblico, dovrebbe allenare. Anche nella nuova pubblicità e nel marketing, ormai, si parla alla sfera emozionale. Trasmettere emozioni significa trasportare le persone in uno spazio di relazione più ampio. Le persone, in questo modo, sentono sia di essere comprese più a fondo, sia esperiscono un rapporto di maggior trasporto con le parole dell’oratore.


Per usare questa capacità occorre sentire l’emozione che si vuole trasmettere, così da essere congruenti con tutti i livelli comunicativi: atteggiamento del corpo, gestualità, mimica facciale e modalità vocale, intesa come volume, velocità e pause. Solo con un autentico ancoraggio all’emozione si può comunicare la sensazione in modo profondo e sincero.

venerdì 11 settembre 2015

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