Negli anni 70/80 il
percorso di carriera era lo strumento principale utilizzato per infondere
motivazione alle persone. Oggi, invece,
non sono molte aziende che possono garantire un percorso di carriera. Allora pare
necessario trovare nuovi modi per motivare e, quindi, il manager dovrebbe
sviluppare la capacità di comunicare ai propri collaboratori che occorre
pensare ad una crescita professionale e personale.
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venerdì 13 luglio 2018
Motivare i propri collaboratori parte 2
Per quanto concerne la
motivazione dei propri collaboratori uno dei problemi più importanti, a mio
avviso, è rappresentato della dicotomia tra i propri obiettivi e quelli del
gruppo, dunque la questione urgente diventa: “come allineare gli obiettivi del lavoratore agli
obiettivi dell’organizzazione?”. Spesso, infatti, non è la motivazione
che manca, ma la condivisione degli obiettivi aziendali.
venerdì 6 luglio 2018
Ostacoli
"Gli ostacoli non mi fermano. Ogni ostacolo si sottomette alla rigida determinazione. Chi guarda fisso verso le stelle non cambia idea"
Leonardo
Da Vinci
venerdì 29 giugno 2018
Motivare i propri collaboratori parte 1
La motivazione dei propri collaboratori è diventata una strategia
importante per l’impresa, in quanto oggi è ritenuto che le persone possano
determinare il successo di ogni organizzazione. Attualmente è necessario essere
flessibili, offrire nuovi servizi, rispondere ai bisogni sempre nuovi della
clientela, aumentare le opportunità. Così il lavoratore dovrebbe eseguire i
propri compiti con intelligenza, creatività, dedizione.
Per molto tempo si è creduto
che per ottenere il massimo da un collaboratore bastasse operare attraverso
l’elargizione di premi o eventuali punizioni condizionando in questo modo la
qualità dei risultati prodotti. Alcune persone sono motivate dal denaro, altre
dalla sensazione di essere considerate le migliori, di essere riconosciute nel
proprio ruolo, altre ancora dalla sfida diretta con i propri avversari o
dall’opportunità di esprimere la propria creatività.
venerdì 22 giugno 2018
Impegno
"Ci
sono tre grandi cose al mondo: gli oceani, le montagne e una persona
impegnata"
Winston Churchill
Winston Churchill
venerdì 15 giugno 2018
La motivazione
La motivazione è una
parte fondamentale della nostra vita e della nostra quotidianità. Ne sentiamo
parlare continuamente e spesso ci viene richiesta in ambito lavorativo come
atteggiamento vincente e competitivo. È vero che la motivazione dona
atteggiamenti di entusiasmo e coinvolgimento, ma cosa rappresenta davvero la
motivazione?
Il termine motivazione
significa il “motivo che ci spinge a compiere una determinata azione”, quindi
rappresenta l’insieme degli scopi che ci spingono a usare un comportamento che ci
conduce verso gli obiettivi che ci siamo prefissati. Ci sono molti corsi che
riguardano come motivare i propri collaboratori, ma oggi vorrei parlare
dell’auto-motivazione per meglio cercare di comprendere quale leva occorra per
raggiungere una determinata meta. La leva motivazionale è soggettiva e ognuno
dovrebbe essere consapevole di cosa offre la giusta energia verso il traguardo.
A volte può accadere che le azioni per raggiungere una meta non siano proprio
di nostro gradimento: ma ciò che ci dona motivazione è possedere e ricordare
una chiara visione dell’obiettivo finale che ci permette così di affrontare
anche le difficili tappe intermedie.
giovedì 9 maggio 2013
Un incontro di eccezione: seconda parte
In
questo post abbiamo iniziato a riportare l’intervento che Valentina Vezzali
tenne nel 2006 all’interno di un percorso formativo per dirigenti di banca. Continuiamo oggi riportando come Valentina parla di se stessa.
Valentina ritiene che sia molto formativo allenarsi in un ambiente non punitivo, dove la motivazione personale e del gruppo sono alte e dice di credere molto nel destino: è stato, infatti, il maestro Triccoli ad iscriverla alla scuola di scherma.
Il suo attuale coach è Giulio Tommasini che fa anche un po' lo psicologo, sapendo sempre dire le cose giuste al momento giusto e segnalando le carenze che osserva. La sua preparatrice atletica è, invece, una donna.
Quando, durante le Olimpiadi dopo tanta preparazione, Valentina aveva grande paura di affrontare la gara, Giulio le disse: “È come se tu avessi sostenuto tanti esami all’università ed ora andassi semplicemente a prenderti la laurea, perciò svuotati e lasciati guidare dall’istinto”.
Afferma che è difficile arrivare in cima ed ancora più difficile restarci.
Sa cosa vuole dalla vita e prova ad ottenerlo: quando si è sottoposti a grandi pressioni, anche dei mass-media, bisogna essere sempre se stessi.
Valentina si allena cinque o sei ore al giorno e dice di essere stata educata a sopportare il dolore. Quando perde una gara piange a lungo e si “sfoga”. Piange perché ha perso lei, l’avversario non c’entra, infatti con gli avversari c’è sempre rispetto e dialogo. Non riversa mai la colpa sugli arbitri, si assume l'intera responsabilità della sconfitta.
Valentina dice:
“Io
so dove voglio arrivare”,
“Deve ancora nascere l’atleta che mi può battere”,
“Sono perfezionista ed idealista”,
“Lavoro e mi impegno molto”,
“Sono dolce e determinata”,
“Ho molta capacità di conciliare vita privata e sport: il tempo c’è basta sapersi organizzare”,
“Ho
obiettivi e priorità chiare”,
“Faccio fatica a dire di no”.
Da questo possiamo imparare tanto: lo sport come metafora di vita, di motivazione e volontà.
Valentina ritiene che sia molto formativo allenarsi in un ambiente non punitivo, dove la motivazione personale e del gruppo sono alte e dice di credere molto nel destino: è stato, infatti, il maestro Triccoli ad iscriverla alla scuola di scherma.
Il suo attuale coach è Giulio Tommasini che fa anche un po' lo psicologo, sapendo sempre dire le cose giuste al momento giusto e segnalando le carenze che osserva. La sua preparatrice atletica è, invece, una donna.
Quando, durante le Olimpiadi dopo tanta preparazione, Valentina aveva grande paura di affrontare la gara, Giulio le disse: “È come se tu avessi sostenuto tanti esami all’università ed ora andassi semplicemente a prenderti la laurea, perciò svuotati e lasciati guidare dall’istinto”.
Afferma che è difficile arrivare in cima ed ancora più difficile restarci.
Sa cosa vuole dalla vita e prova ad ottenerlo: quando si è sottoposti a grandi pressioni, anche dei mass-media, bisogna essere sempre se stessi.
Valentina si allena cinque o sei ore al giorno e dice di essere stata educata a sopportare il dolore. Quando perde una gara piange a lungo e si “sfoga”. Piange perché ha perso lei, l’avversario non c’entra, infatti con gli avversari c’è sempre rispetto e dialogo. Non riversa mai la colpa sugli arbitri, si assume l'intera responsabilità della sconfitta.
Valentina dice:
“Deve ancora nascere l’atleta che mi può battere”,
“Sono perfezionista ed idealista”,
“Lavoro e mi impegno molto”,
“Sono dolce e determinata”,
“Ho molta capacità di conciliare vita privata e sport: il tempo c’è basta sapersi organizzare”,
“Faccio fatica a dire di no”.
Da questo possiamo imparare tanto: lo sport come metafora di vita, di motivazione e volontà.
venerdì 3 maggio 2013
Ostacoli
"Gli
ostacoli non mi fermano. Ogni ostacolo si sottomette alla rigida
determinazione. Chi guarda fisso verso le stelle non cambia idea "
Leonardo Da Vinci
Leonardo Da Vinci
venerdì 26 aprile 2013
Un incontro di eccezione: prima parte
Vorrei
riportare l’intervento di Valentina Vezzali avvenuto durante un percorso
formativo per dirigenti di banca. Il percorso formativo era strutturato in tre
incontri di tre giorni ciascuno e lo sport fu utilizzato come analogia per il lavoro di squadra. Questo fa parte del secondo incontro, avvenuto nel 2006, dove Valentina Vezzali fu chiamata
come “campione individuale” contemporaneamente inserita in una squadra. La sua esperienza ci
permise un lavoro successivo di debrifing molto interessante e produttivo. Lo
riporto come possibile riflessione, infatti, a mio parere, anche il formatore è
“un individuo che però deve lavorare con e in un gruppo”.
Valentina pratica in modo agonistico la scherma (fioretto) ed ha vinto tutto quello che c’è da vincere in questa disciplina sportiva che è allo stesso tempo sia individuale sia a squadre. Per lei appartenere ad un gruppo è una grande risorsa e ritiene che quando le persone non fanno parte di un gruppo finiscono col sentirsi alienati.
Afferma di considerare l’avversario un proprio simile col quale misurarsi e confrontarsi.
Lo sport è stato davvero una scuola di vita per lei con delle precise regole e con un forte senso del rispetto per gli altri. Ovvero anche uno spazio dove imparare ad accettare le sconfitte ed a forgiare la mente ed il carattere per raggiungere un obiettivo.
E’ nata e cresciuta a Jesi dove ha scoperto la scherma all’età di sei anni ed ha avuto un maestro d’eccezione, Ezio Triccoli fondatore della scuola di Jesi.
Triccoli è stato davvero un maestro di vita, un modello di forza interiore capace di affrontare sempre nuove sfide, nuovi rischi e di superare le paure.
L’abitudine ad affrontare paure e rischi concorrono alla creazione di una sempre maggiore fiducia in se stessi e alla costruzione di una grande determinazione.
La paura del fallimento ad esempio, implica spesso un allontanamento a livello emotivo dagli altri e sovente la paura del successo nasce dall’essere isolati. Infatti Valentina racconta che le persone iniziano ad evitarti, pur restando sotto gli occhi di tutti. La tendenza a pensare di noi stessi quello che gli altri pensano di noi è molto diffusa.
Valentina pratica in modo agonistico la scherma (fioretto) ed ha vinto tutto quello che c’è da vincere in questa disciplina sportiva che è allo stesso tempo sia individuale sia a squadre. Per lei appartenere ad un gruppo è una grande risorsa e ritiene che quando le persone non fanno parte di un gruppo finiscono col sentirsi alienati.
Afferma di considerare l’avversario un proprio simile col quale misurarsi e confrontarsi.
Lo sport è stato davvero una scuola di vita per lei con delle precise regole e con un forte senso del rispetto per gli altri. Ovvero anche uno spazio dove imparare ad accettare le sconfitte ed a forgiare la mente ed il carattere per raggiungere un obiettivo.
E’ nata e cresciuta a Jesi dove ha scoperto la scherma all’età di sei anni ed ha avuto un maestro d’eccezione, Ezio Triccoli fondatore della scuola di Jesi.
Triccoli è stato davvero un maestro di vita, un modello di forza interiore capace di affrontare sempre nuove sfide, nuovi rischi e di superare le paure.
L’abitudine ad affrontare paure e rischi concorrono alla creazione di una sempre maggiore fiducia in se stessi e alla costruzione di una grande determinazione.
La paura del fallimento ad esempio, implica spesso un allontanamento a livello emotivo dagli altri e sovente la paura del successo nasce dall’essere isolati. Infatti Valentina racconta che le persone iniziano ad evitarti, pur restando sotto gli occhi di tutti. La tendenza a pensare di noi stessi quello che gli altri pensano di noi è molto diffusa.
Nella
seconda parte vedremo come nel presente Valentina usa la determinazione e la
motivazione per continuare a vincere.
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