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giovedì 9 maggio 2013

Un incontro di eccezione: seconda parte

In questo post abbiamo iniziato a riportare l’intervento che Valentina Vezzali tenne nel 2006 all’interno di un percorso formativo per dirigenti di banca. Continuiamo oggi riportando come Valentina parla di se stessa.

Valentina ritiene che sia molto formativo allenarsi in un ambiente non punitivo, dove la motivazione personale e del gruppo sono alte e dice di credere molto nel destino: è stato, infatti, il maestro Triccoli ad iscriverla alla scuola di scherma.
Il suo attuale coach è Giulio Tommasini che fa anche un po' lo psicologo, sapendo sempre dire le cose giuste al momento giusto e segnalando le carenze che osserva. La sua preparatrice atletica è, invece, una donna.
Quando, durante le Olimpiadi dopo tanta preparazione, Valentina aveva grande paura di affrontare la gara, Giulio le disse: “È come se tu avessi sostenuto tanti esami all’università ed ora andassi semplicemente a prenderti la laurea, perciò svuotati e lasciati guidare dall’istinto”.
Afferma che è difficile arrivare in cima ed ancora più difficile restarci.
Sa cosa vuole dalla vita e prova ad ottenerlo: quando si è sottoposti a grandi pressioni, anche dei mass-media, bisogna essere sempre se stessi.
Valentina si allena cinque o sei ore al giorno e dice di essere stata educata a sopportare il dolore. Quando perde una gara piange a lungo e si “sfoga”. Piange perché ha perso lei, l’avversario non c’entra, infatti con gli avversari c’è sempre rispetto e dialogo. Non riversa mai la colpa sugli arbitri, si assume l'intera responsabilità della sconfitta.



Valentina dice:
“Io so dove voglio arrivare”,
“Deve ancora nascere l’atleta che mi può battere”,
“Sono perfezionista ed idealista”,
“Lavoro e mi impegno molto”,
“Sono dolce e determinata”,
“Ho molta capacità di conciliare vita privata e sport: il tempo c’è basta sapersi organizzare”, “Ho obiettivi e priorità chiare”,
“Faccio fatica a dire di no”.

Da questo possiamo imparare tanto: lo sport come metafora di vita, di motivazione e volontà.

venerdì 26 aprile 2013

Un incontro di eccezione: prima parte

Vorrei riportare l’intervento di Valentina Vezzali avvenuto durante un percorso formativo per dirigenti di banca. Il percorso formativo era strutturato in tre incontri di tre giorni ciascuno e lo sport fu utilizzato come analogia per il lavoro di squadra. Questo fa parte del secondo incontro, avvenuto nel 2006, dove Valentina Vezzali fu chiamata come “campione individuale” contemporaneamente inserita in una squadra. La sua esperienza ci permise un lavoro successivo di debrifing molto interessante e produttivo. Lo riporto come possibile riflessione, infatti, a mio parere, anche il formatore è “un individuo che però deve lavorare con e in un gruppo”.



Valentina pratica in modo agonistico la scherma (fioretto) ed ha vinto tutto quello che c’è da vincere in questa disciplina sportiva che è allo stesso tempo sia individuale sia a squadre. Per lei appartenere ad un gruppo è una grande risorsa e ritiene che quando le persone non fanno parte di un gruppo finiscono col sentirsi alienati.
Afferma di considerare l’avversario un proprio simile col quale misurarsi e confrontarsi.
Lo sport è stato davvero una scuola di vita per lei con delle precise regole e con un forte senso del rispetto per gli altri. Ovvero anche uno spazio dove imparare ad accettare le sconfitte ed a forgiare la mente ed il carattere per raggiungere un obiettivo.
E’ nata e cresciuta a Jesi dove ha scoperto la scherma all’età di sei anni ed ha avuto un maestro d’eccezione, Ezio Triccoli fondatore della scuola di Jesi.
Triccoli è stato davvero un maestro di vita, un modello di forza interiore capace di affrontare sempre nuove sfide, nuovi rischi e di superare le paure.
L’abitudine ad affrontare paure e rischi concorrono alla creazione di una sempre maggiore fiducia in se stessi e alla costruzione di una grande determinazione.
La paura del fallimento ad esempio, implica spesso un allontanamento a livello emotivo dagli altri e sovente la paura del successo nasce dall’essere isolati. Infatti Valentina racconta che le persone iniziano ad evitarti, pur restando sotto gli occhi di tutti. La tendenza a pensare di noi stessi quello che gli altri pensano di noi è molto diffusa.
Nella seconda parte vedremo come nel presente Valentina usa la determinazione e la motivazione per continuare a vincere.

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