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giovedì 4 ottobre 2018

Yoga della risata di Elisa De Meo

Lo scorso fine settimana ho partecipato a un seminario di yoga della risata. Il corso è organizzato e tenuto da Elisa De Meo. Potete leggere la sua storia, i dettagli della sua proposta e il calendario dei prossimi corsi sul suo sito web qui.
Ho scelto di partecipare a questo corso come forma di aggiornamento continuo necessario al mio lavoro, per trovare nuovi input ed energia creativa e poi perché mi piace ridere (ormai lo sapete).

Mi sono sentita in parte “a casa”, infatti la teoria presentata includeva autori e contenuti simili a quelli che anch’io propongo sia durante il corso sull’umorismo sia all’interno del libro. Con gioia, però, ho fatto una scoperta incredibile che rappresenta una grande differenza con il mio percorso: a questo seminario si ride e si ride senza un motivo.
Così abbiamo trascorso due giorni guidati da una fantastica insegnante, a ridere ridere senza motivo. Spesso sono stati proposti esercizi che contribuissero alla risata, intervallati da esercizi di respirazione di derivazione yogica. Mi è piaciuto molto questo superamento del livello cognitivo, in quanto qui è il corpo che conduce. Gli esercizi proposti, inoltre, sono stati molto istruttivi. Tutto ciò che mi è piaciuto è anche ciò che ho imparato: abbandonare per qualche tempo la dominanza della mente. E ancora di più come sia fondamentale integrare mente e corpo all’interno del percorso sull’umorismo.
Le mie impressioni a caldo in un brevissimo video qui.


Ho intenzione di usare quello che ho imparato nella pratica del mio lavoro, per esempio desidero proporre alcuni esercizi di risata senza senso e senza stimoli al prossimo corso sull’umorismo. Penso che questo permetterà di utilizzare il proprio corpo in modo più flessibile. Ci potranno essere imbarazzi e riserbi, ma mi auguro di poter far superare la timidezza iniziale per ridere usando il corpo e non la mente cognitiva.

giovedì 7 giugno 2018

Tecnica dell’ancoraggio: esercizio

Oggi vi propongo un esercizio utile per utilizzare la tecnica dell’ancoraggio di cui abbiamo parlato qui.


Scegliete una situazione molto piacevole della vostra vita, un momento in cui vi sentivate sicuri di voi stessi. Cercate di rivivere le sensazioni, ascoltane i rumori e percepire gli odori, immaginando e visualizzando mentalmente ogni dettaglio.
Mentre state rivivendo questa esperienza stringete il pugno più forte che potete. In questo modo avviene un ancoraggio tra uno stato d’animo molto positivo e la forte stretta della vostra mano. Ripetere almeno tre volte fino a quando basterà stringere il pugno per trovare la sensazione di sicurezza. E quando vi troverete in difficoltà, stringete il pugno con la stessa intensità e vi sentirete subito molto meglio!

venerdì 25 maggio 2018

La tecnica dell’ancoraggio

La tecnica dell’ancoraggio rappresenta un metodo all’interno dei numerosi aiuti che la PNL ci offre. È bene sottolineare che deve essere uno strumento che per essere efficace deve essere ben progettato, inoltre non deve essere inteso come sostituzione alla necessaria preparazione per la performance che deve essere sostenuta. Come tecnica può essere usata in molti ambiti diversi, per esempio per una gara sportiva, quando si deve parlare in pubblico e anche durante un esame.


È capitato a tutti, per esempio, di ascoltare per caso una canzone e che automaticamente vi venga in mente la persona cui è collegata quella canzone, riportandovi anche le emozioni legate alla persona e all’esperienza. Vi sarà anche capitato di passare per una strada e sentire profumo specifico, per esempio di pane fresco o fiori, e rivivere sensazioni passate. Questi sono due esempi di ancore.
Per usare questa tecnica è necessario associare un stato d’animo positivo a un gesto preciso. Per rendere un ancoraggio efficace occorre che il ripetere quel gesto faccia scattare lo stato d’animo associato, senza un richiamo del pensiero.

venerdì 17 novembre 2017

La fiducia connessa


«Il dubbio o la fiducia che hai nel prossimo sono strettamente connessi con i dubbi e la fiducia che hai in te stesso» 

venerdì 27 ottobre 2017

Dialogo

«La prima condizione perché il dialogo sia possibile è il rispetto reciproco, che implica il dovere di comprendere lealmente ciò che l’altro dice» Norberto Bobbio

Provate ad applicare questa osservazione al dialogo interiore…cosa succede?

venerdì 8 settembre 2017

Tiriamo la palla

Settembre rappresenta un mese di passaggio. Per chi ha goduto delle vacanze può essere faticoso ricominciare con il ritmo lavorativo, per chi, invece, ha saltato le ferie spesso la stanchezza si fa sentire. Ho deciso, quindi, di ricominciare con un po’ di leggerezza, dedicando l’autunno ad alcuni giochi da attuare in aula.

Il gioco di oggi si chiama "E alla fine…tiriamo la palla" e serve sia per rivedere quanto svolto in aula sia per sintetizzare contenuti complessi.


È necessario chiedere ai partecipanti di alzarsi e di formare un cerchio. Il cerchio non dovrà essere di forma perfetta ciò che conta è che tutti guardino verso il centro e verso gli altri. Con le mani lanciare una palla da tennis o di spugna verso una persona e chiedere: “Quale, secondo te, è il più importante concetto che abbiamo sviluppato oggi?”. Dopo che il corsista avrà risposto dovrà, a sua volta, tirare la palla verso un altro partecipante che dovrà spiegare quale secondo lei è il più importante concetto appreso nella giornata. Fate continuare il gruppo in questo gioco fino a che tutti i partecipanti abbiano ricevuto la palla e spiegato, almeno una volta, un importante concetto inerente il materiale che si è appena trattato. 
Questo gioco aiuta a concentrarsi e a rilassarsi contemporaneamente.

venerdì 10 marzo 2017

Riflessioni sul coach: parte terza

Dopo aver iniziato a trattare il mondo del coach oggi perseguiamo con ulteriori riflessioni.
Il committente è colui che dà l’incarico e paga il percorso e, ovviamente, può essere la persona stessa e in questo caso non ci sono problemi di interferenze.

Nel mondo aziendale, però, spesso il percorso di coaching è proposto dall’azienda. In questo caso un primo incontro dovrebbe essere tra il responsabile del personale e il superiore del coachee per definire gli obiettivi del percorso. Il coach dovrà immediatamente chiarire che non ci possono essere interferenze da parte dell’azienda, infatti deve essere evitato qualsiasi sospetto di controllo. Il coach dovrebbe essere un consulente esterno proprio per evitare questi rischi di interferenze.


Un buon coach dovrebbe, a mio parere, aver lavorato su sé stesso, aver raggiunto un buon livello di consapevolezza di ciò che attua all’interno della relazione. Deve essere in grado di riconoscere le proprie emozioni e le proprie reazioni in determinate situazioni. A mio parere, infatti, non è sufficiente seguire una scuola di coaching, ma occorrerebbe intraprendere anche un percorso personale e, successivamente, una supervisione.

venerdì 27 febbraio 2015

Autostima

“L'autostima è la fiducia nella propria competenza e il rispetto che abbiamo per noi stessi.”


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