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lunedì 8 aprile 2019

Attenti alle sfide


Era tanto che non mi imbattevo in un cliente sfidante. Al primo incontro racconta la sua difficoltà del vivere, ma da me si presenta per un problema legato al lavoro, in quanto vuole divenire più sicura, ma aggiunge che non si piace. Mi racconta di essere in sovrappeso e sapere cosa dovrebbe fare, ma di non riuscire a farlo. Propone un’analisi di sé puntuale e lucida e mi chiede di darle compiti precisi e mi domanda aiuto. Il primo incontro è sempre orientativo, quindi concordiamo un piano d’azione e le assegno qualche compito.
Al secondo incontro racconta che non ha fatto nulla di quanto concordato, anzi ha peggiorato la situazione con azioni contrarie e che il suo rapporto con il cibo è esploso in abbuffate serali. Mi chiede nuovamente aiuto e le rispondo che solo lei può fare qualcosa per sé stessa. Cerco di farle capire che lei vuole dimostrare ancora una volta che nessuno la può aiutare e che lei va alla ricerca di qualcuno che faccia un miracolo. Le sorrido e aggiungo che io non c’entro con i miracoli e che, comunque, perché avvengano occorre avere fede in sé stessi.


Quando arriva un cliente e vi dice che ha già provato vari terapisti e non è mai riuscita a risolvere e poi vi dice come le sia piaciuto parlare con voi: attenzione è una trappola. Ci possiamo cadere per poca esperienza oppure per narcisismo, perché spesso scatta una vocina interna che dice “io ci riuscirò!”. Dal mio punto di vista, però, rischiate di far male non solo a voi stessi, ma soprattutto al vostro cliente.

venerdì 4 ottobre 2013

Capire l’ansia e i suoi rischi

Può capitare che, anche se siamo formatori esperti, ci chiedano particolari tipologie di corsi che ci possono mandare in uno stato di ansia. Nel mio caso, mi posso sentire particolarmente in ansia se, per esempio, mi chiedono un corso dove i presenti sono personaggi con ruoli molto importanti oppure un meeting in cui si ha a disposizione poco tempo, tante persone e alti obiettivi.


Allora potremmo "entrare in ansia" e questo può essere utile, ma potremmo anche sentire un’ansia più legata al nostro desiderio di avere successo, che non una sensazione collegata al compito specifico e alle persone che dovremo incontrare.
Se siamo “presi da noi” il rischio potrebbe essere una performance fantastica, ma di poca attenzione e basso coinvolgimento verso le persone. Dunque impariamo a porci domande sul tipo di ansia che ci avvolge per capire in che direzione si sviluppa e come utilizzarla. Coerenza è per me una parola chiave per il formatore.
Potrebbe anche capitare di non sentire ansia per nulla: anche questo potrebbe essere pericoloso, perché potrebbe riguardare una sopravvalutazione delle nostre capacità, così che, in questo caso, il rischio è procedere in direzioni di superficialità e dimenticare le persone.

venerdì 27 settembre 2013

Narcisismo: l’ironia di Woody Allen

Un estratto di dialogo dal film Scoop di Woody Allen.


Woody Allen: “Lei di quale confessione è?”
Paula Wilcox: “Confessione… Religione intende?”
Woody Allen: “Sì, sì, confessione è quello che ho detto”
Paula Wilcox: “Ah, io cristiana, e lei?” Woody Allen: “Come nascita sono di confessione ebraica, ma poi mi sono convertito al narcisismo.”

venerdì 20 settembre 2013

Rischi per il formatore nell’intraprendere un percorso di coaching

Può capitare che, come formatori,  incontriamo persone che, affascinate da ciò che hanno vissuto in aula, chiedano un percorso di coaching individuale. Occorre fare molta attenzione: questa può essere una trappola collegata al nostro narcisismo. Il cliente deve capire con chiarezza se il desiderio sia reale o solo un momentaneo entusiasmo legato all’esperienza di aula appena vissuta.


Il mio consiglio è quello di dedicare al cliente del tempo, per esempio attraverso un colloquio preliminare per scandagliare in profondità le ragioni della richiesta. Credo che occorra offrire la propria disponibilità, ma rinviare la decisione finale dopo una riflessione approfondita da parte del cliente. Se durante il primo incontro avete lavorato bene nell’indagine iniziale il cliente capirà da solo la giusta decisione da prendere. Questo lasso di tempo gli permetterà anche di valutare la decisione dopo che l’entusiasmo iniziale si è  naturalmente attenuato.
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