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giovedì 11 ottobre 2018

Il nostro punto di vista





Coniglio o anatra? Oppure entrambi?
Settimana prossima una poesia esperimento che riguarda la possibilità di cambiare prospettiva!


venerdì 5 settembre 2014

Il feedback: questo conosciuto

Bentornati! Da oggi vorrei dedicare qualche post al concetto di feedback, abilità essenziale per il formatore e per chiunque lavori in gruppo. Per introdurre quest’argomento vorrei partire dalla differenza tra giudizio e feedback.

Per un formatore distinguere il giudizio e apprendere la capacità di fornire feedback dovrebbe essere un abito mentale costante. Il giudizio nasce dalla nostra “idea del mondo”, dal nostro sistema di convinzioni, quindi è una rappresentazione soggettiva. Dunque quando “guardiamo” il comportamento altrui usiamo le nostre convinzioni e attribuiamo il nostro schema (giudizio) a quel comportamento. Spesso, infatti, esprimiamo il giudizio con un “dito idealmente puntato” al nostro interlocutore. Frasi come: “Tu mi hai fatto questo” oppure “Tu stai sbagliando” ne sono specchio ed esempio.
Il feedback, invece, è la “retroazione del sistema”, cioè è la risposta che avviene in un messaggio all’interno di una relazione. Il feedback dovrebbe dunque partire da noi stessi, da ciò che sentiamo, per esempio “Quello che hai detto/fatto, mi ha ferito”. Dunque il feedback considera ciò che stiamo provando senza ingabbiare noi stessi e gli altri in schemi ed aspettative.

Presto vedremo nel dettaglio cos’è il feedback costruttivo e come usarlo al meglio in aula e nel coaching.

giovedì 10 gennaio 2013

Come costruire esercizi: parte prima

Nel lavoro di formatore uso, come già ho raccontato ed approfondito, spesso giochi ed esercizi, con vari obiettivi e diverse modalità. Possiamo trovare vari libri che ci guidano con esercizi e giochi già pronti, ma può essere, utile per un buon formatore, sapere come inventarne di nuovi. Questo sia per creare e strutturare esercizi su misura delle proprie esigenze, sia per poter improvvisare giochi nel caso dovessimo fronteggiare degli imprevisti.
Innanzitutto si comincia con la domanda: Quale obiettivo mi prefiggo? L’esercizio dovrà essere deduttivo o induttivo? Oppure dev’essere un esercizio che verifichi una parte del corso svolto? Ecco un esempio.



Se l’obiettivo è far agire l’ascolto, si può far raccontare qualcosa ad una persona che poi dovrà riferire il contenuto al gruppo. Semplice, ma se volessimo aggiungere un’altra abilità potremmo anche far decodificare il linguaggio non verbale di chi parla per verificare la congruenza e per capire lo stato d’animo di chi racconta. Inoltre, nel momento della verifica, è anche possibile far emergere quanto è stato davvero detto e quanto invece è stato “interpretato” dall’ascoltatore.

Avete sperimentato qualcosa di simile?
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