Per essere un buon formatore non è sufficiente trasmettere contenuti ed informazioni, ma è necessario anche essere partecipativi e far partecipare imparando ad utilizzare al meglio anche la comunicazione non verbale.
Creare emozioni vuol dire più propriamente creare “stati d’animo”. Fare accedere le persone a quegli spazi interni dove la parte più razionale viene superata da quella emozionale. Questo permette di “apprendere” in una dimensione più olistica. Le emozioni, semplificando sono sensazioni cui diamo un nome: gioia, tristezza, etc. Gli stati d’animo sono un insieme di elementi che partendo dai nostri sensi creano quel particolare stato interno quali per esempio fiducia, attenzione, leggerezza.
Usiamo come esempio una pellicola cinematografica. Un film è spesso costruito per far entrare lo spettatore in quella particolare emozione. Per ottenere questo vengono usate immagini, suoni. Tutto costruito per guidare lo spettatore in quella sensazione/emozione voluta dal regista/autore.
Con le proprie capacità fisiche (movimenti, modulazione voce, uso delle pause) il formatore può ottenere qualcosa di simile.
Nel prossimo post parlerò di alcuni metodi che ci aiutano a creare emozioni nel contesto dell’aula.
Giocando al gioco degli estremi voi siete tra quelli che devono allenarsi ad aumentare la propria partecipazione emotiva oppure siete coloro che devono imparare a smorzare un eccessivo coinvolgimento?
Avevamo già iniziato a parlare del coaching qui, adesso vediamo qual è il percorso nel concreto per questa pratica. Trattandosi di una consulenza ad personam non è possibile scendere nel dettaglio dei contenuti da trattare, che evidentemente sono variabili a seconda delle circostanze e degli individui, è tuttavia possibile identificare dei passaggi imprescindibili che si possono ritrovare in ogni processo di coaching. Eccoli:
1. La precisazione del contratto formale tra la persona e il coach e la decisione dei tempi necessari (solitamente 4/5 incontri di 2 ore). 2. La definizione del “patto di lavoro” tra coach e coachee* attraverso la focalizzazione dei seguenti elementi fondamentali: obiettivi, formulazione del problema, risorse disponibili, modalità di comunicazione tra coach e coachee e, infine, i tempi. 3. La formulazione degli obiettivi e il chiarimento della situazione iniziale, in cui sono contenute due fasi: A. il coach mette in atto processi diversi nella relazione con il coachee, a seconda dei bisogni e delle situazioni che progressivamente emergono, B. elaborazione dei piani d’azione. 4. Ultima fase, quindi la conclusione del processo: valutazione globale del percorso fatto, verifica dei risultati ottenuti, analisi dello scarto dalle aspettative iniziali.
Voi avete esperienze nella pratica del coaching? Come procedete? In quale fase riscontrate maggiori difficoltà?
* Coachee: il termine indica colui che durante il processo di coaching viene “allenato” al fine di migliorare le proprie performance, quindi il cliente da parte del proprio coach